Al di là dei muri

Esiste un al di là dei muri geografico, che segna i confini, le lingue e le politiche, un al di là che come in uno specchio ci rimanda una partenza o un punto di arrivo. Per gli spagnoli le barriere di separazione di Ceuta e Melilla (complessivamente 225 chilometri in un lembo di terra africana, ma di giurisdizione spagnola) sono il limite di una civiltà oltre il quale c’è il caos, per gli africani sono il segno di una speranza. Stiamo parlando di barriere parallele di 3 metri di altezza, con posti di vigilanza alternati e camminamenti per il passaggio di veicoli adibiti alla sicurezza, di cavi posti sul terreno che connettono una rete di sensori elettronici acustici e visivi, di una illuminazione ad alta intensità, di un sistema di videocamere di vigilanza a circuito chiuso e di strumenti per la visione notturna. Al momento, è in atto un’opera di ulteriore innalzamento della barriera, che la porterà fino a 6 metri di altezza, con il beneplacito dell’agenzia europea Frontex. E’ importante il dettaglio, perché ci dà l’idea della cura maniacale, la stessa che troviamo in Ungheria e nei luoghi dove stanno costruendo le altre barriere (in Austria, in Slovenia, in Croazia), che stanno rendendo visibile l’idea di Europa fortezza, un’Europa che da tempo si sta chiudendo per difendere ciò che ha conquistato nei secoli e che ha paura di perdereAl di là dei muri con la globalizzazione tritatutto. Se guardiamo lontano oltre questi primi decenni del terzo millennio scorgiamo già una fortezza che difende il nulla, un nulla malato di ricordi antichi di grande spessore, ma senza futuro. La storia non si ferma, si può rallentare, ma quando milioni di persone si muovono, e per i prossimi decenni le previsioni delle agenzie dell’ONU sono queste, anche per motivi ambientali, ciò che bisogna fare è prepararsi, essere consapevoli che nulla sarà come prima. La politica ha il compito di preparare le proposte, di non nascondere la realtà, di informare i cittadini europei per far crescere una diversa coscienza collettiva. Una politica solidale, sensibile, democratica e di sinistra, io credo abbia il compito di parlare chiaramente, non può proporre a questa massa enorme di persone che si è messa in moto nel mondo, una semplice assimilazione agli stili di vita e alle regole socio economiche del mondo occidentale, né trasmettere l’illusione di un paradiso terrestre dove tutto è possibile, perché vi sarebbe l’effetto opposto. Serviranno almeno quattro condizioni di partenza per garantire accoglienza: certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature; accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti; creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino. Il processo di integrazione, poi, credo debba partire dall’assunto che coloro che scelgono l’Europa non possono praticare tradizioni che contraddicano le leggi dello Stato d’accoglienza. E qui c’è il primo problema, perché l’Europa è un insieme di stati nazionali e non esiste lo status di cittadino europeo, quindi, operazioni come quella di Obama che in un sol colpo regolarizza tre milioni di migranti è complicato che avvenga in Europa. Serve quindi più Europa anche su questo tema dei diritti, perché solo in una prospettiva continentale sarà possibile affrontare ciò che non è più una emergenza, ma la condizione strutturale del nostro tempo: lo spostamento di milioni di persone dai luoghi di guerra e di povertà verso altri luoghi per ricostruire un progetto di vita e ridare speranza ai giovani. Esiste un altro muro non fisico, un al di là della mente che come in uno specchio ci riflette le nostre paure e le nostre difficoltà di comprensione:  ciòche non conosciamo ci spaventa, se non abbiamo la cultura per capirlo; ciò che è diverso minaccia la nostra identità, se la nostra è fragile e ha perso senso. Al di là di questo muro metaforico ci siamo ancora noi, ma un noi differente, diversificato, spesso in conflitto, incapace di trovare alti valori comuni. Ecco che in questa situazione i mercanti di paura vendono odio con grande facilità; identità religiose presunte, identità razziali reinventate, comunità territoriali create dal nulla, nazionalità impugnate come clave, nemici costruiti a tavolino: tutto serve per unire rabbia collettiva, paure e frustrazioni sociali che sono nate altrove e che contro il nemico di turno si uniscono in una moderna crociata. Avremo un mondo più cattivo, più grigio e triste, sicuramente infelice, se dovesse vincere l’onda del nulla che avanza, se i luoghi comuni del pregiudizio dovessero continuare a trovare sponde politiche che li amplificano. Ci salverà l’arte? La bellezza dei nostri paesaggi e la cultura storica dell’Europa potranno essere un antidoto? La musica supererà i muri?

MARCO LORENZINI

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