Anda e rianda

Quando si parla di felicità si parla, inevitabilmente, di altalena.
Anzi, di un intero parco giochi con tanto di galleria della paura e scivoli d’acqua e tiro al bersaglio.
Non è giusto, forse, generalizzare: ognuno vede la felicità a modo suo, ma l’altalena la vivono tutti – belli e brutti!
Forse le persone più equilibrate vivono momenti più duraturi di felicità e momenti di disagio più brevi e meno squassanti, ma c’è per tutti l’andata e il ritorno – anda e rianda.
Qualche volta, mentre si tira il sospiro dopo un’emozione forte oppure durante una pausa di pensiero, si ha la sensazione cosciente della felicità – di cui, altrimenti, ci si accorge nel momento in cui non c’è più.
In quei momenti la coscienza stessa della felicità puo’ indurci al timore di perderla, abituati come siamo a considerarla una condizione inconscia. E qualche volta questo timore si materializza al punto da far smarrire il sorriso.
Ma torna… sì che torna! E poi se ne rivà non si sa dove né perché.
Torna quando abbandoniamo gli schemi commerciali della felicità (possesso / utilizzo / dominio / aggiornamento / smercio ecc.) e ci ricordiamo dell’equilibrio interiore e della forza delle relazioni umane. Torna anche quando la vogliamo e basta! Torna perché senza non riusciamo a vivere.
E poi se ne scappa: va a fasi un giro per vedere, non vista, se hai nostalgia di lei.

Filiberto Crisci

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