Da scrittrice erotica ad arteterapeuta: Intervista ad Alina Rizzi

Corpo, pelle, scrittura, bellezza, anima e malattia”: che riflessioni trai da queste suggestioni poetiche?

Ci sono persone, come me, come noi, che scrivono perché non possono farne a meno. Per un’urgenza che è addirittura fisica, come quella di mangiare, respirare, dormire.

La scrittura può entrare dentro un corpo e diventarne l’ossatura, impregnarne la vita e la vitalità, rendersi salvifica nelle crisi più profonde. La scrittura è parte di me, per questo tutto ciò che vivo si trasforma in parole. In caso contrario, è come non avessi vissuto. Allora le emozioni del corpo si fanno parola, il dolore deve essere detto e poi affrontato, la malattia è sostenuta dai versi. Se non scrivo io non esisto, è molto semplice. E, viceversa, ogni istante di vita me lo ritrovo scritto sul corpo, sulla pelle, o sotto la pelle, al buio.

Certo ti va stretta la definizione di scrittrice erotica (anche se di successo), ma il tuo percorso personale come ti ha portato dal narrare dei sensi del corpo all’arte legata al disagio della mente?

Non mi considero una scrittrice erotica perché ho scritto anche libri non erotici, in egual misura. Ma il corpo è importante nella mia vita, come in quella di tutte le donne. E io ho avuto bisogno di raccontarlo, soprattutto quando era attraversato da emozioni e sensazioni forti, impetuose, che faticavo a razionalizzare. Del resto la scrittura serve proprio a questo: a mettere ordine, a comprendere meglio, a creare priorità. Ma il corpo lo si può vivere in tanti modi e forse io l’ho vissuto con dolore, per tante ragioni. Raccontare mi ha aiutata a guardare in faccia il dolore e il mio corpo, a vederlo per quello che è, e ad amarlo così come è. Nei giorni buoni, ovviamente. Nei giorni meno buoni il conflitto è sempre lì, pronto a manifestarsi con tutti i sintomi del dolore più acuto, il dolore della mente.

Come non essere attratta, quindi, dalla psicologia, dalla psichiatria, dall’arte dei folli, dall’arte che viene dal dolore della mente? È anche la mia terra, il mio rifugio, il luogo in cui mi nascondo quando il mondo diventa incomprensibile. Conosco la lingua del corpo e la lingua dei folli, a volte quasi si intersecano, e non posso fare a meno di scriverne.

Alina Rizzi (Erba, 1967), giornalista e scrittrice, ha pubblicato i romanzi Amare Leon, da cui il regista Tinto Brass ha tratto il film Monamour, e Passione sospesa (Pizzo Nero- Borelli). In seguito Ritratti e Come Bovary. In versi Rossofuoco, Il frutto sillabato, Dio e la bambina, From Mogador-Haiku, Tu sei uno per Signum Edizioni d’Arte e tre plaquette nelle edizioni del Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy. Ha curato le antologie Il segreto delle fragole 2002, Donne di parola, Canti di Venere, Poete Di-Versi. Ha vinto diversi premi letterari. Suoi testi si trovano in molte antologie. L’ultima, Io e l’altra (edizioni Joker, 2010) contiene una drammaturgia già messa in scena a Milano. Collabora con mensili e settimanali, gestisce il sito www.segniesensi.it dedicato all’arte e alla letteratura femminile.

L’ultimo romanzo è Donne di Cuori (Rusconi Libri, 2010). Come arteterapeuta tiene corsi e seminari.

Testo di Mauro Fogliaresi

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