Diversità

La diversità dell’altro e l’altrui diversa/mente.

Per la riconoscenza medesima necessitiamo della riconoscenza altrui: riconoscere l’altro è significante della propria riconoscenza: il riconoscimento del proprio è significato di riconosciuta alterità, alterità che viene a diversificare un nuovo stilema, dando valore a una conoscenza diversa, versatile nel legare, legata nel versare, che annovera all’intendimento un’intesa rinnovata, che rinnova noveri di intenzioni. La distinzione vuole distinguere per istigare, ma anche istiga disanima, anima l’istinto, estingue animosità: distinguere ci avverte di una vicinanza ma ci avvisa anche della distanza, tra due cuori, due menti, due corpi. Gli opposti si attraggono ma chi si somiglia si piglia: è quindi attraendo chi ti è simile che si piglia l’opponente: proprio perché queste quattro realtà (opposizione-attrazione-somiglianza-assimilazione) valorizzate attraverso una diversificazione soggettiva oggettivano unità contenuta. L’altro siamo noi, il nostro essere è altrove: e dunque quanto v’è di altrui, e quanto vi è in noi dell’altro, siamo noi: le nostre capacità, le nostre performance, in una parola la nostra attività è attività altrui, o meglio altera, mobilita, muove posizioni diverse, sia con l’avversione sia con il confronto. Unirsi nella distinzione distingue nell’unione, distinguersi nell’unione unisce nella distinzione: per essere simili dobbiamo distinguere, per distinguere abbiamo bisogno di assimilare. L’altrui diversità è la nostra differenza: se distingui ciò che ami è perché quanto ami ti distingue: esso è altro, e, diversamente, è la cosa stessa. La cosa stessa è quindi distinta, la stessa cosa è dunque indistinguibile: amore e fascino sono distinti, ma quale amore non affascina e quanto fascino non è amabile? Distinguere le diversità valorizza e svilisce l’altro, e l’altrui diversità è assimilabile assimilando e diversificando. Diciamo quindi: maggiormente diverso sarà l’ altro maggiormente simile sarà la sua alterità, se altruista indifferentemente. Ciò che dunque ci distingue è distinzione, ma, più ancora, è distinguere altro: ciò porta ad assimilare, ed assimilare porta a variare e ad incorporare. La conciliazione del diverso e dell’altrui è, per concludere, nell’assimilare l’altruismo, che può anche voler dire essere altruisti con chi ti è simile, quindi con tutti e con nessuno, o con chi ti è diverso, quindi con ben pochi e molti assai…

Marco Catania

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