Editoriale numero 13, abitare le complessità.

La casa è dove si trova il cuore. (Plinio il Vecchio)

Essere dentro un parco di un ex manicomio, abitarlo con altre persone, alcuni volontari, altri involontari protagonisti di un disagio psichico: è qualcosa di unico e particolare.

Essere insieme in una redazione alloggiata in uno stanzone che ha rappresentato, lì, negli attigui angusti corridoi di un ex manicomio, l’estremo dolore di molti vecchi ricoverati. Abitanti-degenti che una diagnosi aveva bollato per una vita intera “mentecatti uomini, mentecatte donne “ .
Bollati e discriminati ci abitarono una vita. Gli ultimi ospiti erano lì da trenta, quarant’anni. Ed è stato un momento fragilissimo seguirli in questa ultima agognata sofferta libertà. Accompagnandoli sul territorio in residenze non molto dissimili dal loro grande, vecchio manicomio.
Ed è in questo storico, delicato, emblematico passaggio che trova seme il nostro giornale.
L’operazione culturale di allora diventata oggi periodico e associazione “Oltre il giardino”. Oltre il giardino è voce di una cultura diversa, non curva verso se stessa ma aperta verso gli altri, verso le diversità, verso le complessità. Complessità che vivono attorno ad un disagio mentale da accogliere e ascoltare. – Nuoce il clima generale di avversità verso ciò che è l’”altro”, quell’essere di pancia che semplifica le problematicità in superficiali commenti: “Questo è sano! Questo è malato! Questo è normale! Questo è pazzo!“.

Abitare le complessità è qualcosa che va oltre ogni pregiudizio e stigma.
La complessità abita in noi e non cerca alibi o comode scorciatoie.
Si può cercare di capire una distanza: tra psichiatra e paziente, tra educatore e utente del Centro diurno. Oltre il giardino vive per accompagnare i più fragili, che poi così fragili non lo sono del tutto, nella loro nuova consapevolezza e rinnovata autostima.

“Oltre il giardino” è un giornale che ha dato occasione a ognuno di noi di ritrovare un’appartenenza, l’orgoglio di riconoscersi cittadini nella propria città, di vivere anche la Como meno conosciuta, meno visibile, dimenticata.
Per chi è messo ai margini, è importante non sentirsi discriminato, ma poter – tramite lo scrivere, l’ascolto, il confrontarsi, il partecipare al giornale – riconoscersi in un luogo amico, in un linguaggio a lui consono e, in quel linguaggio poetico, abitare insieme una diversità.
Questo è un po’ il segreto di Oltre il giardino, un segreto fatto di tante piccole cose intime, sensibili. E non vi è nulla di particolarmente eroico o coraggioso da vantare! Sfoggio e vanto che lasciamo a chi ha idea che frequentare le fragilità talvolta sia un atto unico di generosità da cui trarre ostentazione e merito! No! No! Nulla di pietistico. Se si ha la consapevolezza di quello che si è, si è, in tutta la propria fragilità: allora risulta spontaneo considerare che il “dare” è comune al “ricevere”.

Oltre il giardino non è solo scrivere ma abitare le complessità, abitare la propria creatività e ridurre le distanze tra ciò che ci sembra così lontano e ciò che invece è così vicino, dentro di noi, al punto che la paura del diverso diventa poi il coraggio dell’altro.

E insieme guardare lontano, ben oltre i muri che ogni giorno qualcuno tende a costruire. Un viaggio, un viaggio verso un continente inesplorato, partendo però da qualcosa d’importante.
Una casa comune di nome “consapevolezza”, di nome “ritrovata serenità”, di nome “condivisione” e un giorno – forse è un augurio – abitare una casa di nome “ Felicità “.
Mauro Fogliaresi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *