editoriale numero 7

“Ogni sogno è un pezzo di dolore che noi strappiamo ad altri esseri.”

Antonin Artaud

Avevamo scelto il sogno come argomento chiave di questo numero e il sogno ci è scappato di mano ed è diventato una carezza infinita.

Spesso in redazione è difficile per le lacrime trattenersi… la commozione scrive davvero.

Fernando, uomo carismatico dal sorriso disarmante, racconta il sogno di lasciare la sedia a rotelle per prendere una famiglia tutta sua e riappropriarsi del suo “titolo elettivo” di “giardiniere felice”.

Rosalba narra con pudore la sua maternità difficile di madre tenerissima e il desiderio che sua figlia, ora più che trentenne, non venga mai lasciata da sola e, più che un sogno, il suo è un diritto.

Quante, in questo numero che fa di tanti sogni personali un unico immenso desiderio, le storie vere raccontate! Più che articoli di un giornale sono testimonianze di incredibile ricca umanità.

E anche nell’aspetto più terreno il nostro sogno diventa rivendicazione di un diritto.

Idealizziamo una comunità di sani intenti dove i malati non siano solo tornaconto aziendalistico o numeri ospedalieri da codici a barre, ma lettere di un alfabeto vivo, umano e condiviso… un’appartenenza a un mondo solidale, dove i malati mentali non siano vittime di pregiudizi mediatici di vecchio stampo. Contro ogni stigma “Oltre il giardino” parteggia per la diversità, non come fonte di paura ma come ricchezza di uno sguardo unico, innocente e spiazzante dove i vicini di casa non siano solo potenziali folli assassini.

Il nostro sogno lo portiamo ovunque: un giornale – il nostro – che diventa Associazione Onlus, regalandosi onore e oneri di una propria coerenza e autonomia, per riscoprirsi cittadini attivi negandosi l’alibi di malato mentale a vita.

“Il sogno è vedere le forme invisibili

della distanza imprecisa, e, con sensibili

movimenti sulla linea fredda dell’orizzonte

l’albero, la spiaggia, il fiore, l’uccello, la fonte:

i baci meritati della Verità.”

Fernando Pessoa

Nei primi numeri scrivevamo: “Ognuno ha un suo modo di scrivere quasi conforme al proprio disagio, persino la punteggiatura ha il respiro più vicino al loro disturbo… Mondo incredibilmente ricco da provare imbarazzo nel correggere – persino – gli errori grammaticali e che meraviglia di fragili equilibri, il nostro giornale…”

E se la sfida era cercare in senso propositivo il “bello” in luoghi “scomodi” quando era (ed è) il brutto – terrore! – a fare un po’ notizia ovunque, oggi il nostro sogno è diventato realtà. La sfida è stata vinta da persone messe al bando che nell’improvvisarsi efficienti e validi giornalisti hanno ritrovato un’appartenenza più viva a una comunità aperta e solidale ritrovando dignità e voglia di sentirsi cittadini con ugual diritto ed entusiasmo in nome di una speranza diventata, da sogno, realtà, “Oltre il giardino”.

Mauro Fogliaresi

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