Editoriale numero 5

“Illumina ciò che ami senza toccarne l’ombra”, così scrive il francese Bobin, e noi di ombre ne abbiamo accarezzate prima di intravedere la
luce! Caspita! Quante ombre!
Persi, perdenti, umiliati e offesi, addii e arrivederci, abbracci e sofferte riconciliazioni…
Eppure oggi è un raggio di sole convalescente che filtra oltre le grate del cancello per arrivare dentro caldo e avvolgente “oltre il giardino”: il giornale che non finisce di meravigliare e sorprenderci… perché in questo numero ci siamo azzardati addirittura a parlare di sentimenti, affettività e sessualità contro ogni falso pudore o tabù…
Un azzardo perché la nostra benpensante società spesso sentenzia che per anziani, disabili, diversi, la sessualità debba essere solo un optional da vivere come un tabù…
Si parla di “sesso e diversità” e già si pensa morbosamente a come lo faranno, in quale posizione, al rapporto sessuale in sé, e non si mette al
centro del problema il tema fondamentale dell’affettività.
Affettività a volte condizionata dalla mancanza di libertà d’amare dovuta a una malattia, a una solitudine, a un disagio personale, sociale, all’eccesso di farmaci… il sesso è appannaggio dei normali ma i normali non si capisce bene quali siano.
Ai moralisti: “La vita che per voi è intrisa di catene per me è tessuta di armonie profonde”, scriveva il poeta Sandro Penna.
“Bisognerebbe amarsi in braille… Sentire l’amore con le dita e in rilievo toccare perdutamente la vita…”
Questo cerchiamo di raccontare in “oltre il giardino”, sporcare di terra con le nostre umili storie il senso più vero del vivere autentico…
Idealmente con la scrittura vorremmo arrivare al limite della condivisione, e toccare la fisicità di un dolore, di una carezza, di un godimento,
di un abbraccio, della gioia. Dell’amore…
Questa è la forza del nostro periodico, sfidare con la poesia ogni luogo comune, demagogici approfondimenti o ricette psichiatriche per addetti ai lavori…
Il nostro giornale è “nudo”, e di questa nudità fa scandalo di purezza… non esistono peccati dove la difficoltà a rapportarsi è autentica, dove il disagio è umanamente profondo…

“Scrivere è amare di rimando.”

Dice Bobin:

“L’amore non oscura ciò che ama.
Non l’oscura perché non cerca di prenderlo. Lo tocca senza prenderlo.
Lo lascia andare e venire. Lo guarda allontanarsi con un passo così felpato che non lo si sente spegnersi…
L’amore è libertà. La libertà non va a braccetto con la felicità. Si accompagna alla gioia. La gioia è come una
scala di luce nel nostro cuore. Porta ben più in alto di noi, ben più in alto di sé: là dove non c’è più niente da afferrare, se non l’inafferrabile. Dove?”

“Oltre il giardino”, rispondiamo noi.

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