Essere felici è essere

Non so scrivere di ciò che non sono, mi accingo a dire ciò in cui credo.
Di “felicità” ho cercato la definizione, spaesata nel tentativo di esprimere a riguardo, capace di rifletterne l’essenza; allora ho pensato che risiede in ogni gesto gentile, appagata in un gesto d’amore o semplicemente umano: scorre, fluisce, si genera da sé e dalla consapevolezza di all’istante in cui la gioia è all’apice.
La sensazione felice di un cuore che resta sospeso in una risata in attesa di ripiombare nel petto, una corsa alla luce in cui non si teme di voltarsi indietro a sorridere a chi condivide quella corsa, senza perdere il respiro avverso al vento libero di solleticare lo stomaco; le lacrime agli occhi.
La felicità innalza, arriva e basta e non si arresta.
Posso dire che in una giornata oppressa mi ha fatta gioire vedere un anziano signore ancora seduto abbracciato di fianco alla sua amata, su una panchina al di sotto dell’ombra di alcuni alberi oltre la ringhiera, a sostenerla stanca dopo una passeggiata al sole. Non è la prima volta che li vedo.
Penso che la felicità si trovi nell’equilibrio del non vedersi un peso, nell’essere liberi di provare il volo anche quando è flebile la speranza, quando ciò che divide dall’essere stabile è un masso velato oltre lo specchio d’acqua che talvolta allegorico annega la gola colma di un bianco silenzio.
Ciò in cui credo è che la felicità si leghi all’anima mostrando sugli occhi l’essente scintilla.
Essere felici è essere.
Un frangente.

Giusy Puglisi

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