murales a como

Grandi mostre

Disprezzata, amata, sfruttata, ammirata, copiata, colpita, insultata, strumentalizzata… Irresistibile per alcuni ed inaccettabile per altri. Nel bene e nel male… THIS IS STREET ART!

Sotto questo termine (dall’inglese arte di strada), sono acchiuse tutte quelle forme d’arte che si manifestano in spazi pubblici, come i classici murales,  gli stencil, gli adesivi, i poster e istallazioni varie. A Como purtroppo questa forma è ancora disprezzata perché si fa fatica a  distinguere l’inciviltà di qualcuno che scarabocchia sui muri del centro e le opere che vengono eseguite da giovani artisti comaschi. Scritte e tag, soprattutto quando queste avvengono sui  muri del centro e ancora peggio sui muri di edifici storici, sono assolutamente sfregi osceni alla città, esegui-te tra l’altro non da writers  ma semplicemente da vandali che si trovano un pennarello in mano.

Ma i numerosi articoli allarmi-stici che ogni giorno escono sui quotidiani comaschi vanno però ad infangare anche il lavoro di giovani street artists comaschi che utilizzano muri periferici in zone abbandonate per esprimere la loro arte. Attraverso un’arte figurativa, comprensibile a tutti ed attenti all’estetica dei loro lavori, questi ragazzi abbelliscono e donano colori ai muri di Como.

Nella nostra città sono numero-se le fabbriche dismesse e le zone grigie e abbandonate, e se si iniziasse a concepire il fenomeno della street art come una forma artistica, ci si renderebbe conto che è una forma di riempimento e di decorazione per i tanti luoghi morti della nostra città. I benefici che potrebbero derivare da questo tipo di arte sarebbero enormi e il tutto con una relati-va economicità. Attraverso manifestazioni artistiche, ma anche più semplicemente concedendo a questi ragazzi spazi per praticare le loro attività artistiche nella piena legalità, alcune zone di Como potrebbero riacquistare una dignità estetica ottenendo anche la riqualificazione di aree degradate e la creazione di nuovi posti di aggregazione sociale per giovani.

Facendo attenzione a zone come il sottopassaggio delle caserme ed i muri adiacenti (eseguiti tra l’altro quando era ancora lega-le dipingere i sottopassaggi), a fabbriche dismesse, ad alcune pareti della Ticosa, e soprattutto all’enorme area che sorge a Ca-merlata che un tempo comprendeva il Consorzio Agrario Provinciale, ci si rende conto della bravura di questi ragazzi che usa-no il loro tempo e i loro soldi in vernici e pennelli. Su questi muri si possono incontrare strani visi simili a volti cubisti o espressionisti; bizzarri mostriciattoli tracciati con pochi tratti crudi e taglienti, che ricordano le figure di Tim Burton per quell’aria un po’ lugubre e pazzerella ma che allo stesso tempo ispirano simpatia; figure totemiche tipo divinità maya dai forti colori accesi; un’ombra nera che vive la sua vita sui nostri muri e ancora mostri che sembrano usciti da una sorta di bestiario medievale. Spesso questi pezzi vengono ignorati, perché non siamo abituati a vedere dell’arte gratuita sui muri delle città, e per questo non degniamo di uno sguardo le creazioni che popolano i muri lariani. Ma questi ragazzi sono veri e propri artisti, tra l’altro non interessati al guadagno, a far conoscere il proprio nome, o a vedere le proprie opere in un museo o in una galleria. Quello che gli street artists chiedo-no ai cittadini è di assumersi la responsabilità dello sguardo, di non ignorare le loro opere solo perché eseguite su un muro di Como e non su una tela. Chiedono alla gente di caricare le loro opere di quell’aura che hanno perso uscendo dai musei, perché quello che vediamo ovunque è già potenzialmente una mostra, e a deciderlo è il nostro sguardo.

Fateci caso d’ora in poi e scopri-rete che Como è un piccolo museo a cielo aperto.

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