il bosco delle parole dimenticate

Il bosco delle parole dimenticate

Le “grandi” idee nascono dalla fusione fra mente e cuore. Se la mente ha cuore e se il cuore non mente allora la fusione può ritenersi perfetta. Ed è proprio da un giocare con le parole che nasce il “Bosco delle Parole Dimenticate”.

Dieci anni fa, quando ritenni che era arrivato il momento di andare in pensione, ebbi la “visionaria” certezza di dover iniziare un’altra vita. In quel periodo usciva dalla fase embrionale e prendeva consistenza il progetto Luoghi Non Comuni, sognato, ideato e concretizzato da Mauro Fogliaresi. E fu proprio Mauro a chiedermi se me la sentivo di intraprendere un laboratorio di scrittura creativa presso il Centro diurno del CPS di via Vitto-rio Emanuele a Como. Allievi sarebbero stati malati psichici che frequentavano il Centro.

questa terra è silente come il gemito del suo dementeCom’è mia abitudine, agli amici non dico mai di no. In questa mia nuova avventura sarei stato affiancato da Wolf Testoni, un giovane che aveva già avuto simili esperienze, operando in una comunità. E venne il giorno del debutto! L’entrare in contatto con una realtà a me semisconosciuta mise in moto nella mia mente una specie di flashback e mi ricordai delle paure e dei pregiudizi che avevo nei confronti di quelle persone. Ma quando i fogli bianchi distribuiti cominciarono ad essere percorsi dai loro segnali d’anima, la pellicola del flashback iniziò a bruciare e si polverizzò. L’anno successivo, grazie anche all’intuito e all’intelligenza di Ornella Kauffmann e Tiziana Mason, responsabili della Agenzia sociale/Diparti-mento Salute Mentale, il laboratorio venne tenuto presso l’ex OPP San Martino e allargato ad altre comunità. E a “scemare” (checché ne pensi l’opinione comune) erano, in quelle giornate, solo i fogli bianchi! Di foglio in foglio, di parola in parola si arrivò alla soglia dell’estate, con la prospettiva di chiudere il laboratorio per vacanze. Nel frattempo il San Martino, cominciava inesorabilmente a diventare sempre più un luogo di ombre.

E nei prati con l’erba incolta, sui muri feriti da crepe sempre più larghe, sembrava che la parola d’ordine fosse: DIMENTICARE!

Il progetto “Luoghi Non Comuni”, che in quei giorni acquistava sempre più i connotati di associazione vera e propria, si assumeva l’onere idealistico di fare in modo che la memoria di quei luoghi non venisse spazzata via dall’incuria e dall’indifferenza.

Così all’ultimo giorno di labora-torio scatta l’idea! Come stimo-lazione creativa e letteraria viene dato il tema: Silenzio e Parola. I risultati sono straordinari! Il tutto, poi viene trascritto su tavole di legno con pennarelli indelebili. Le tavole di legno erano state recuperate precedentemente da me in un piccolo cantiere nautico a Laglio, “Riva e figli”.

Erano pezzi di barche sfasciate e la cosa diventava ancora più poetica, poiché era in atto anche un recupero metaforico di questi mezzi di trasporto e dei pensieri viaggiatori che loro avrebbero imbarcato in un viaggio senza fine. Il luogo scelto come dimora delle parole da non dimenticare fu un betulleto, non lontano dalla chiesetta del manicomio.

Se c’è la convinzione che il caso non esiste, allora la scelta del-la betulla era la più indicata.

Infatti questo albero nella simbologia universale rappresenta l’unione fra la terra e il cielo e racchiude in sé il conoscibile e l’inconoscibile. Così, con una preghiera antidolorifica, ognuno di noi affisse ad un albero il proprio pensiero di legno. Nel tardo autunno di quell’anno vi fu an-che l’inaugurazione. Alla luce di torce e seguendo il suono di una cornamusa, un corteo di perso-ne partì dall’ingresso del manicomio e si avviò verso il bosco, dove vennero lette tutte le frasi poetiche e ascoltato il silenzio che le circondava. Nel febbraio sempre di quell’anno, poi, è stata una quarta elementare di Monte Olimpino (sez. A e B) a fare visita al Bosco delle Parole Dimenticate. È stato un momento commovente. I bambini hanno colto la “religiosità” del luogo, esprimendola in pensieri estemporanei. Come per magia sono saltate fuori altre tavolette, visto che c’era ancora qualche betulla disoccupata. Il bosco ora è vivo, parla, racconta di un silenzio disarmato, e per raccontarlo usa le voci degli uomini/donne betulle. “In silenzio ascolto la vita”, “Non parlare stai in silenzio che ti tocco i capelli”, “Anche se le nostre parole non s’incontrano, che le nostre anime si possano unire sempre, al di là di tutto, perché libere da ogni vincolo”, “Essendo senza parole, meglio circondarsi di grandi silenzi”, “Il silenzio è un modo di far rumore”, “Certo che il silenzio è un bel casino”, “Il lavoro – l’esistenza – l’essere – la fame – la sete – l’avventura – il rifugio – il silenzio è oro – l’educazione fisica.

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