IL FIL (PIL DELLA FELICITA’) unità di misura universale per una vita più serena

Che cosa serve per essere felici?  Il denaro?  Il successo?  L’amore?

È un interrogativo che da sempre l’uomo si pone senza sapersi dare una risposta.
Strano ma vero questo nuovo modo di vedere la realtà non in base al denaro, ma puntando sul benessere interiore delle persone.
Si chiama Fil, ovvero Felicità Interna Lorda. E se al posto della ricchezza prodotta misurassimo la felicità? Non come sentimento effimero, ma come percezione di un equilibrio globale tra il benessere economico, la cultura, le relazioni con gli altri e il rispetto della natura.
Il dibattito su come affiancare al Pil, Prodotto Interno Lordo, indicatori più completi che diano una misurazione a tutto tondo del benessere delle persone, è stato avviato da molto tempo, e ha avuto un grande impulso dalla decisione del presidente francese Nicolas
Sarkozy di nominare una commissione di economisti presieduta dal premio Nobel (per l’Economia, nel 2001) Joseph Stiglitz per procedere alla riforma del Pil.
Ma tutto ha avuto inizio in un piccolo Paese dell’Himalaya, il Buthan, che ormai da lungo tempo ha sostituito il Pil con un indicatore estremamente più complesso, il Fil (Felicità Interna Lorda, in inglese Gdh, GrossDomesticHappiness). Jigmi Y. Thinley, primo ministro
del Buthan, ha spiegato al Festival dell’Economia di Trento che cos’è il Fil e come il suo Pa-ese si è evoluto in senso positivo verso la democrazia e il benessere grazie alla sua adozione. Una spiegazione di estrema utilità, perché il modello del Buthan, assicura il presidente dell’Istat Enrico Giovannini (che ha fatto parte della commissione Stiglitz in Francia e che si è occupato dello studio degli indicatori alternativi al Pil in seno all’Ocse), è estremamente concreto, e permette la misurazione di “un benessere equo e sostenibile”.
Infatti i noti limiti del Pil, ricorda Giovannini, consistono nel fatto che si misura la ricchezza, ma sfuggono altre variabili fondamentali, tra le quali lo stato di salute dell’ambiente, lo stato di benessere globale della popolazione, variabile che include anche le relazioni tra persone. Un limite che si sta cercando di colmare con intensi studi sul tema: “Il Canada ha istituito il Canadian Institute of WellBeing, in Europa c’è la commissione Gdp and Beyond (oltre il Pil, ndr)”, ricorda Giovannini. Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Ma per il Buthan si tratta di un problema superato da tempo. “Abbiamo cominciato a riflettere sulla validità del Pil come misuratore del benessere già negli anni Sessanta”, ha detto il primo ministro del Buthan.
Lo stesso creatore di questo indicatore, il premio Nobel (per l’Economia, 1971) Simon Kuznets, che lo mise a punto all’indomani della crisi del 1929, nel 1934 disse che non sarebbe stato adatto a misurare il benessere complessivo della popolazione, e invece fu utilizzatoin questo senso, contro le indicazioni del suo stesso creatore.

Il re del Buthan invece si chiese come si poteva misurare in modo completo il benessere della società e il suo grado di progresso: “Il Pil promuove la crescita economica illimitata, un modello insostenibile dal momento che il nostro pianeta ha risorse limitate”. E così, anno dopo anno, il Buthan ha messo insieme un indicatore completamente diverso, che ha al centro la felicità, un concetto che certo include anche il benessere economico, ma va ben oltre. “Il Fil si basa su quattro pilastri”, ha spiegato Thinley. “L’esistenza di uno sviluppo economico equo e sostenibile che include l’istruzione, i servizi sociali e le infrastrutture, in modo che ogni cittadino possa godere degli stessi benefici di partenza; la conservazione ambientale, che per noi è particolarmente importante visto che viviamo in un Paese che solo per l’8% ha un suolo utilizzabile per l’agricoltura; la cultura, intesa come una serie di valori che servono a pro-muovere il progresso della società; e infine il pilastro su cui si fondano tutti gli altri, il buon gover-no.” Per essere coerente, alla fine di questo processo, ha detto il primo ministro del Buthan, il re ha abdicato, nel 2008, lasciando il trono al figlio. Ma non più un trono da monarca assoluto, ma costituzionale. Il Fil insomma ha aperto le porte alla democrazia, un processo ancora in corso, come ha dimostrato il polemico intervento in sala di una concittadina del ministro, che ha ricordato l’esistenza di dissidenti che sono espatriati perché nel Buthan veniva loro negata la libertà di parola. “Siamo ancora una democrazia giovane”, si è giustificato Thinley. Che però ha ricordato come questo processo graduale abbia portato benessere vero nel suo Paese: “Nel nostro ultimo censimento si è detto molto felice il 52% della popolazione, felice il 45%, non molto felice solo il 3%”.

Prassidha Acharya

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