il parco del san martino e il suo futuro

Il parco del San Martino e il suo futuro

Ora che una nuova visione del mondo e della malattia ha determinato la chiusura de-gli OPP, la struttura dell’ex San Martino, con il suo splendido parco, le sue architetture e i suoi ampi spazi, i suoi mille e spesso dolenti ricordi, vorremmo fosse restituita alla memoria della città di Como. Il nostro sogno è di farne un polo di azione culturale aperto a tutti e dedicato, caso unico in Lombardia, alla cultura dell’accoglienza del “BenEssere” della persona.

Percorrendo lentamente il viale principale del parco sono sta-te evidenziate numerose varietà di essenze vegetali presenti, la maggior parte delle quali ben conservate e di notevole pregio per bellezza, rarità e dimensioni, altre meritevoli di interventi di manutenzione per l’incombenza di rami pericolanti a causa di un’eccessiva ed incontrollata crescita. Tale esuberanza è da attribuire al substrato acido e ricco di humus sul quale le piante si sono sviluppate, poiché sul se-dime dell’attuale parco c’era un castagneto, che ha lasciato in eredità un terreno molto fertile.

Durante il tragitto sono stati via via descritti numerosi esemplari di cedro, abeti di varie specie, cipressi, magnolie, faggi penduli, tassi, aceri, tigli, platani e nel sottobosco ortensie e bossi; di fronte all’ingresso principale dello stabile, una coppia di platani con curiosi rami a candelabro. Nelle vicinanze si impone superbo al visitatore un maestoso cedro secolare che, secondo la guida, non ha nulla da invidiare a quello presente nel parco di Villa Olmo.

Il disegno del parco, non casuale, è ancora chiaramente leggi-bile nonostante la presenza di piante infestanti o di altre con uno sviluppo disordinato; specifici interventi di manutenzione basterebbero per valorizzare le specie pregiate e monumentali presenti, sapientemente disposte in modo da costituire suggestive quinte cromatiche che attraverso scorci prospettici orientano lo sguardo sulla città e sui rilievi circostanti.

L’edificio principale, risalente al 1882, è una struttura in stile neoclassico che richiama quella di Villa Olmo, frutto di uno studio preliminare effettuato da parte di alcuni architetti su quindici nosocomi italiani. Si tratta di quattro corpi di fabbrica uniti al corpo centrale che delimitano due cortili nei quali sostavano i malati. Nel 1905 vennero costruiti altri edifici separati e fra loro simmetrici, chiamati ville.

Nel 1910 venne istituita la colonia agricola la cui manutenzione era affidata ai degenti. Nello stesso anno la via Statale per Lecco fu deviata per ampliare il terreno agricolo della colonia. Verosimilmente in quegli anni furono piantumati anche i centenari alberi del parco.

Nel 1936 la poco capiente cappella dell’edificio centrale venne adeguata alle mutate esigenze con la costruzione di una chiesetta in stile decò, collocata nella parte alta dell’azienda agricola.

Progettista fu l’architetto Muzio a cui si deve anche l’idea di deviare la strada per Lecco onde formare una grande estensione di prato davanti alla chiesa, quasi a dominare e proteggere contemporaneamente la città.

La facciata della chiesa presenta ai lati del portone d’ingresso due grosse colonne decorative che ricordano i templi antichi; di fianco spiccano tre paia di nicchie vuote che creano un movimento di chiaro-scuro, mentre l’interno è a croce greca.

Caratteristica dell’edificio è la grande luminosità ottenuta grazie ad ampie vetrate e alla cupola in materiale trasparente: scelta fatta per venire incontro alle esigenze di luce degli ammalati, che potevano essere intimoriti dal buio. L’abside è decorata da un dipinto del pittore comasco Conconi, mentre la balaustra e il pulpito riprendono nel disegno il simbolo della croce greca.

All’esterno lo sguardo si perde verso un boschetto situato al margine del pratone antistante: si tratta di salici, ontani, pioppi, frassini, noccioli, tutte piante spontanee che sono cresciute in un grande cratere creato, sembra, dall’esplosione di una bomba caduta in quel punto nell’ultima guerra.

Nell’area del San Martino sono compresi anche territori a copertura boschiva. Infatti la zona che alle spalle della chiesetta dei frati Cappuccini di San Giuseppe si estende nelle vicinanze della via Fornace, inerpicandosi verso Lora, è costituita da boschi misti di latifoglie con aree occupate da piante idrofile data la presenza di umidità nel terreno.

Le specie più rappresentate sono robinie, castagni superstiti di vecchie colture, querce, e, nelle zone umide, pioppi, aceri, salici ed ontani.

Il sottobosco annovera sambuchi, noccioli, buddleje e pungi-topo mentre a primavera lo strato erbaceo del bosco si copre di numerose varietà di fiori spontanei. Il suggestivo itinerario ha svelato ai numerosi presenti aspetti paesaggistici, vegetazionali e storico artistici di un lembo di città per anni sconosciuto, un tempo deputato a funzioni di isolamento, oggi meritevole di un rinnovato interesse anche come occasione di relax e di riflessione a due passi dalla città. I pregi derivanti dalla bellezza del luogo e la facile accessibilità esigono quindi la giusta attenzione ed una adeguata riconversione d’uso per una pubblica fruizione.

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