La bellezza salverà il mondo?

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Foto@GinAngri e Mario Civati

«Fare della vita un’arte, e di quell’arte una terapia». Portare la bellezza nei luoghi del disagio…

Oltre il giardino al Salone del Broletto: una mostra ricca di ospiti talentuosi. Di valenti esperti sul tema… Di persone che con l’arte hanno trovato un po’ di caldo dentro le loro solitudini, i loro disagi. Una mostra dai colori in giocosa altalena: dalle nere pozzanghere al cielo azzurro terso”… In questi stralci ricordavo – scrivendo per il catalogo della mostra d’arte tenutasi a novembre dell’anno scorso – un’esperienza artistica unica, così ricca di colori e umanità da voler oggi raccoglierne ancora il profumo intenso di cui siamo ancora intrisi. Per non disperdere al vento quei semi d’autenticità sparsi nell’occasione… Affinità elettive, empatie, intuizioni condivise: abbiamo raccolto a mostra conclusa, approfondendole, le opinioni, le testimonianze, ritratti umani e riflessioni di alcuni illustri ospiti intervenuti durante il convegno e l’esposizione. Nella direzione di una circolarità della bellezza e nella convinzione di aver imboccato un percorso irreversibile che porterà noi e gli ospiti qui interpellati oltre quel giardino dove fiorisce una nuova consapevolezza del: “benessere è arte e profonda bellezza»

Mauro Fogliaresi

Bellezza, Terapia, Colore, Gesto

A posteriori sono stupefatta da quanta energia nasce all’interno di un gruppo, anche se l’ho vissuto molte volte, in altre situazioni. Ma in questo contesto è particolare, è sollevante. Contiene una forza guaritrice, se così si può dire.Sono appena tornata dal primo di una serie di seminari di formazione in arteterapia che si svolgeranno nel corso di quest’anno, lontano da qui, in Germania. Viaggio in macchina. La strada attraverso le Alpi mozza il fiato. Non mi pesano le ore di spostamento. Ho il tempo per far viaggiare anche i miei pensieri, e mi chiedo: che cosa vado a cercare là? Perché proprio l’arteterapia? Ho sperimentato sulla mia pelle molti metodi terapeutici e non, per motivi personali, e sono arrivata al punto in cui ho compreso che il verbo crea il mondo, ma che esiste un mondo prima del verbo che di parole non ha bisogno. Non sono sicura di sapere perché questo mondo è benefico per noi. Forse l’assenza della parola conosce soltanto la creazione ed esclude il giudizio. Forse fare è essere. Forse una nostra creazione, di qualsiasi natura sia, ci ancora nel presente. Ci porta all’esistenza. Ci connette con il qui ed ora, il nostro stato d’animo, qualunque esso sia, al di fuori di una (auto-)omologazione sociale che sta spesso troppo stretta rispetto alle nostre esigenze più profonde.
Penso di aver sperimentato questo mondo in altri tempi, probabilmente senza rendermene conto, o a volte sì e sicuramente lo conosciamo tutti, ma la maggior parte di noi non ne dà molto peso. Voglio dargli peso.
Johann, che fa parte del gruppo del corso, è alla stessa ricerca, proviene da una direzione del tutto diversa. Ha studiato tutto, dalla medicina alla psicoanalisi e psichiatria, anche l’omeopatia. Lavora come psicologo e psichiatra da anni e in Paesi diversi. Anche lui ha intuito che l’intelletto ha una linea di confine ben precisa. L’analisi si ferma quando la parola sparisce. Quando la parola sparisce ci può essere il colore, il gesto, il tempo. Il colore arriva dal dentro e con il gesto si sviluppa nel tempo. Il processo si svolge sempre nell’ora. E poi c’è un risultato.
Osservo Marianne, anche lei partecipante del gruppo. Sembra fragile come una farfalla. Le ali chiuse di una farfalla sono grigie. Una farfalla con le ali chiuse trema impercettibilmente. Un soffio di vento sembra spostarla. Poi apre le ali, e quando apre le ali inizia a fare, e sembra un’esplosione di colore, come quando la farfalla apre le ali, ad un tratto ha il potere di causare un uragano dall’altra parte del mondo. È incredibile a vederla. Nel cerchio del gruppo, con i quadri di ciascuno in mezzo, mi siedo davanti all’opera di Michelle. Mi faccio un bagno di colore. Mi fa bene. La roccia sul quadro di Lilly vola. Lei non sa perché la roccia vola, è uscita così. Sa che l’ha trovata in un posto che è connesso a una sua storia personale e la porta in forma di piccola pietra sempre in tasca. La roccia vola, ma il cielo non è il suo posto, così dice lei. La può rimettere in terra e vedere che cosa succede. Non è immediato. Prima c’è un processo. Qui la parola di condivisione, di discussione, di sensazione, di immaginazione, di esperienza, di domanda, di divertimento, di opinione, di citazione può essere utile. Connette e aiuta, crea nuovi contesti, altri scenari possibili. Nuove forme. Nuovi colori. Forse fa atterrare la roccia. O forse la roccia sta bene dov’è. Nel cielo. Siamo meno di una ventina di persone di tutte le età e proveniamo da mondi diversi, contesti diversi, in parte anche da paesi diversi e ci incontriamo, degli sconosciuti, e non ci presentiamo, non a parole, ma “a quadri” e “a movimento”; è un bel modo per conoscersi. Rilassante. In meno di una giornata, senza parole, sappiamo abbastanza dell’altro per riconoscerci e sorriderci perché abbiamo visto i colori dell’altro, le forme, i temi, le sensazioni. Ci connette la medesima direzione. Prima di andare via ci raccontiamo. Da dove veniamo, che cosa facciamo, perché siamo qui. Ma sul viaggio di ritorno non è quello il pensiero predominante. Sul viaggio di ritorno mi viene in mente che forse si “guarisce” quando ognuno riuscirà ad accettare dentro di sé la bellezza

Alexandra Kalsdorf

Un pensiero su “La bellezza salverà il mondo?”

  1. PAROLE e considerazioni decisamente molto profonde che spesso ” non vogliamo o non siamo capaci” di cogliere !!! Speriamo che con il tempo, i contatti, la riflessione ci permetta di aprire il nostro cuore , il nostro animo, ….. il nostro cervello !!

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