LA CASA DI GIUSTO Intervista al parroco di Rebbio sul tema dell’accoglienza dei rifugiati

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Don Giusto al centro con il nostro redattore Giancarlo Rinaldi alla sua sinistra Foto@Sandro Ferrari

Siamo qui nella parrocchia di rebbio (Como) per incontrare il parroco don Giusto Della Valle che da anni si occupa di accoglienza e reintegrazione nella società degli immigrati

Da cosa è nata l’ispirazione e la tua passione verso gli stranieri?

La passione prima nasce dall’essere uomini. Ma in questo non c’è nulla di straordinario: l’uomo è fatto per essere in relazione con tutti e se l’uomo è creato da dio a sua immagine, è creato per vivere la fraternità e per stare bene con l’altro. Nasce poi dall’essere cristiano, dall’essere prete. Ed in fine cresce anche negli incontri, nelle situazioni della vita. Credo che l’accoglienza sia una delle cose fondamentali della vita. Si accoglie e si è accolti; mentre si è accolti si è anche accoglienti. L’accoglienza non è tale se non è reciproca. In questa comunità, in questa parrocchia abbiamo degli spazi dedicati all’accoglienza di tutti coloro che cercano casa e lavoro. Anche italiani! Certo, senza distinzioni. Quindi riguardo la critica che si fa nell’accoglienza, che aiutano di più gli stranieri che non gli italiani… dipende da chi viene a bussare alla porta, da chi ci viene mandato anche da altri enti. Abbiamo iniziato ad accogliere alcune persone italiane in difficoltà. Poi sono arrivati i profughi e poi ci si è adattati a seconda di chi noi siamo e di chi incontriamo sulla strada. Viviamo in una società che stigmatizza anche gli immigrati. Secondo il vociferare banale si dice: “Vengono perché non hanno soldi e non perché perseguitati”… si accoglie indipendentemente dal vissuto che una persona ha alle spalle. Noi accogliamo persone che desiderano riuscire nella propria vita. Noi non accogliamo persone che non hanno voglia e che stanno sciupando la loro vita. E in più accogliamo famiglie con bambini che sono in grosse difficoltà. certamente in questi ultimi sbarchi ci sono molti migranti economici, vorrei dire il 90%.

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all’interno della Casa Foto@Sandro Ferrari

Come sono motivati questi rispetto agli altri?

Sono motivati specialmente nella ricerca di un lavoro. Ci sono comunque altri motivi per fuggire dalla propria terra: i nigeriani provengono ad esempio da situazioni di guerra.

Vi occupate anche della tratta degli esseri umani che riguarda anche lo sfruttamento della prostituzione?

L’impressione, e i dati lo confermano, è che oggi il giro della prostituzione si serva dei barconi: mette le donne sulle barche, le fa arrivare nei centri di accoglienza, aspettano di avere il permesso di soggiorno e una volta avutolo vengono poi risucchiate dalle organizzazioni criminali.

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Foto@Sandro Ferrari
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Foto@Sandro Ferrari

È difficile intervenire in questi casi?

Chi accoglie, se è in grado di fare una proposta seria anche di recupero della persona e di inserimento lavorativo ad un anno, un anno e mezzo, va bene, altrimenti tutto quello che si fa sarà al sevizio del mercato della prostituzione.

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foto Sandro Ferrari

Cosa pensate riguardo alle speculazioni economiche sull’accoglienza di immigrati?

Ci sono gruppi e associazioni serie che hanno un progetto di accoglienza e integrazione queste hanno un progetto di uomo e sono, a mio parere, la maggioranza. Poi ci sono persone poco serie che non hanno un progetto ed ecco che “cavalcano l’onda” del momento. Oggi ci sono i profughi domani ci saranno altre realtà. L’impressione mia è che tanti ci facciano gli affari soprattutto chi accoglie grossi numeri. Le convenzioni con la Prefettura e con l’ente accogliente sono viagra pas cher spesso al ribasso e non prevedono l’attuazione di percorsi formativi e di integrazione sufficienti, non si fa mediazione culturale né avviamento al lavoro. Ci sono poi i grossi interessi mafiosi, intendo cooperative: milioni di euro che entrano all’anno. Sarebbe opportuno che i Comuni facessero dei controlli. Dovrebbero. Dovrebbero accertarsi di cosa avviene in quelle strutture.

reb 0_22 reb 0_43_29Qual è la destinazione futura per la maggior parte dei profughi che arrivano qui?

I progetti sono lavorativi. Chi viene in Italia ed è venuto a Como è per stare a Como.

Germania e Svizzera?

No, sarebbe già partito. Quindi tentano qui e se in Italia non dovessero inserirsi vanno in Francia dove magari hanno qualche aggancio.

Qui quante persone ospiti?

Dalle 30 alle 40 persone.

Tutti in canonica?

Sì. I profughi sono quattro. Noi facciamo seconda accoglienza soprattutto di persone che sono state in centri di accoglienza e successivamente sono uscite perché hanno compiuto i 18 anni oppure perché hanno ricevuto il permesso di soggiorno. dopo che hanno ricevuto i documenti non vengono più assistiti. Quindi in questa fase di passaggio interveniamo e facciamo quel che si riesce a fare. Ho visto entrando che ci sono i simboli delle tre religioni: la stella di Davide, la mezzaluna e la croce.

Voi come cercate di realizzare l’integrazione tra le religioni?

Il discorso è molto complesso. noi abbiamo messo questa immagine dell’islamismo, ebraismo e cristianesimo che cercano di incontrarsi. Qui abbiamo cristiani e musulmani insieme nel rispetto reciproco. La nostra è un’accoglienza nella massima libertà. Si vivono tutti i momenti di festa: la Festa del Ramadan, la Festa del Sacrificio, la Festa di Natale e di Pasqua li si vive insieme. Quando noi mangiamo a tavola, chi prepara da mangiare fa una preghiera come vuole secondo la sua fede. C’è questo incontro-incrocio. Tutto quanto si mangia qui è macellato secondo le leggi islamiche.

Ci puoi dire qualcosa sulla violenza dell’Isis?

Io conosco un po’ di più il versante africano dei Bokoharam. Una delle tre componenti di questo gruppo terroristico ha aderito all’ISIS. L’ISIS non esisteva anni fa. Gruppi di persone sono stati armati per raggiungere fini di destabilizzazione. Nel caos chi ha progetti egemonici fa meglio i propri interessi. Parlo del nord della Nigeria e del Camerun volutamente destabilizzati perché si dice che nell’area ci siano dei grossi giacimenti petroliferi non ancora sfruttati oppure ci sono grosse risorse minerarie nel bacino del lago Ciad. Allora diventa strumentale finanziare e armare piccoli gruppi di ribelli per dargli una grossa potenza militare in grado di mettere sottosopra uno stato potente come quello della Nigeria.

Come mai la Nigeria, centottanta milioni di abitanti, non riesce a controllare una banda che fino ad alcuni anni fa era di due o tre mila guerriglieri? Cosa c’è di religione, cosa c’è dietro a questo?

La religione viene usata come elemento coalizzante per raggiungere il potere. non è rispettata ed è strumentalizzata: non a caso in Nigeria vengono uccisi imam moderati. Si fanno gli attentati suicidi nelle moschee moderate che parlano di pace. Certamente poi nel mondo islamico stato e religione coincidono, quindi si crea l’amalgama giusto che permette di raggiungere i fini egemonici ma non il rispetto della religione.

reb 0_3 reb 0_8 reb 0_19Dopo un caffè ed un invito a cena da parte di don Giusto ci dirigiamo verso l’oratorio e saliamo all’ultimo piano dove incontriamo un gruppo di giovani africani che sono occupati nell’apprendimento della lingua italiana seguiti dalla volontaria Elena. Ci rivolgiamo a lei e ai suoi ragazzi per un intervista.

Vi va di presentarvi?

Ciao a tutti, mi chiamo Elena, ho 54 anni e sono un’insegnante di danza; Viviam dalla Nigeria; Gioia dalla Nigeria; io mi chiamo Enza Sabian, vengo dal Gambia; io mi chiamo Franca, vengo dalla Nigeria; io Fiz e vengo dalla Nigeria; mi chiamo Mamadù, 18 anni, vengo dal Senegal; mi chiamo Queen, vengo dalla Nigeria; mi chiamo Novet Fimos, vengo dalla Nigeria,

Elena, che cosa ti spinge ad occuparti di questi ragazzi e di queste ragazze?

È perché vedo Gesù in loro. E poi? E poi perché amo l’arte, amo creare opportunità di espressione per ciascuno di loro. Aiutarli a trovare la libertà.

Cosa insegni a questi ragazzi oltre la lingua italiana?

Insegno in particolare la danza, ma ognuno di loro ha un talento che può esprimere anche in modo diverso quale può essere il canto, suonare, recitare, scrivere o dipingere.

Prima di concludere chiediamo a Mamadù di raccontarci il viaggio che dal Senegal lo ha portato in Italia.

Sono qui da otto, nove mesi. Sono sbarcato a Lampedusa.

Quanti giorni è durato il viaggio in mare?

In mare non tanti giorni, due giorni.

E dal Senegal?

Tre mesi attraverso il Mali, il Niger e poi la Libia. E’ stato un lungo viaggio.

E com’è la situazione sulla costa libica? C’è violenza?

Sì tanta violenza in Libia. La Libia è razzista.

Cerchiamo di intervistare una ragazza ma nessuna si fa avanti. Concludiamo con una foto di gruppo e con

una danza su di un pezzo di Jovanotti.

Intervista a cura di Giancarlo Rinaldi

la più bella preghiera universalista e multietnica

«Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi, tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda; fa’ che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa’ sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali dinnanzi a te, insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati “uomini” non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione. Fa’ che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo, e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano “grandezza” e “ricchezza”, e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c’è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi. Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace, ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante». Voltaire, Trattato sulla tolleranza, 1763.

3 pensieri su “LA CASA DI GIUSTO Intervista al parroco di Rebbio sul tema dell’accoglienza dei rifugiati”

  1. Mi piacerebbe che interviste come questa venissero pubblicate su mezzi d’informzione piu’adeguati all’importanza che hanno e che meritano.Sopratutto se fatte a Persone e Religiosi come Don Giusto, che mi auguro di poter incontrare presto. Vorrei che chi e’preposto nell’amministrazione e nella Politica presti maggior attenzione a testimonianze che arrivano da chi opera in questi ambiti con la Vocaziome e l’Impegno di Don Giusto.

    1. credo di intuire cosa stai dicendo… noi della redazione cerchiamo di promuovere una informazione davvero libera… speriamo di riuscire a diffondere sempre di più questo tipo di realtà…

  2. Les hommes de la ne sont a mesuré la grandeure de votre bienfaisance, mais c’est le seul suprême qui pourra donné la mention a votre travail, c’est de la part de fils , votre produit de MAZAWAL , le petit de Félix Sinbai , je sollicite aussi bien de recevoir numéro et votre boite émail. Merci de votre générosité mon père et c’est aussi urgement.

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