La felicità è una sedia davanti al mare

S. è una “ragazza” cerebrolesa dalla nascita. Ha vissuto la gran parte dei suoi quasi sessant’anni in campagna, pressoché isolata dal resto del mondo, con parenti che le hanno evitato un ricovero. Erano rare le occasioni per muoversi e ogni volta motivo di grande stress.
Da quando sua sorella è pensionata l’ha presa con sé, in un appartamento in paese dove vive con il marito.
S. non parla ma sa farsi capire anche a gesti; le cose importanti le dice a suo modo: la pizza per esempio, di cui va matta, che chiama “pia”.
Passa il tempo scarabocchiando su un numero infinito di quaderni, perché quando decide che vuole utilizzarne uno nuovo traccia segni enormi che coprono un intero foglio, così arriva velocemente all’ultima pagina. Se colora album pre-disegnati non usa il rosso: le mele sono blu, le ciliegie verdi, le fragole gialle. Nel suo mondo il pennarello rosso deve stare nell’astuccio, se lo togli lei lo ripone subito, ridendo furbescamente per farti dispetto.
Ha poi scoperto la pasta per modellare e realizza forme improbabili ma coloratissime, che ti mostra soddisfatta, azzardando anche l’uso del rosso.
Lo scorso anno la nipote le ha regalato due microscopici Chiuahua, Alì e Lola: ora passa molto tempo a coccolarli.
S. ha rischiato di essere una delle tante “Donne cancellate”, un nome su una cartella, professione “ricoverata”, lo sguardo perso nel vuoto. Invece è serena, ti sorride sempre, socializza con facilità. L’auto non le fa più paura e la portano ovunque, anche in vacanza al mare, davanti al quale è rimasta incantata.
Una foto mancata, quella nella cartella clinica del Manicomio. L’immagine della felicità di S. è con uno dei suoi piccoli amici stretto al petto, seduta su una sedia davanti al mare.
ANGELA CORENGIA

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