L’amore nei versi di un cantautore maledetto (Piero Ciampi)

«Vuoi stare vicina? Nooo? Ma vaffanculo. Ma vaffanculo. Sono quarant’anni che ti voglio dire… ma vaffanculo.
Ma vaffanculo te e tutti i tuoi cari. Ma vaffanculo. Ma come? Ma sono secoli che ti amo, cinquemila anni, e tu mi dici di no? Ma vaffanculo. Sai che cosa ti dico? Va-ffan-culo. Te, gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo. Vaffanculo. Non ho altro da dirti. Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba? Perché io sono bello, sono bellissimo, e dove vai?  Ma vaffanculo. E non ridere, non conosci l’educazione, eh? Portami una sedia, e vattene.”

Così cantava in una sua delle più provocanti e famose canzoni Piero Ciampi. Il cantautore livornese, nato nel 1934, irrompe con una scrittura dura, tragica, disagiata, tipico segno di chi vive sulla propria pelle la difficoltà del proprio tempo, ma è l’amore, sono i sentimenti che escono fuori dolorosi e doloranti nei testi delle sue canzoni…
Piero Ciampi, l’aquilone Piero, l’uomo che volteggiava in alto, era anche ai margini di una società che lo inglobava …che gli era stretta.
Quell’odio e amore che riemergono poi in tutta la sua discografia. Nel periodo parigino intorno agli anni Sessanta, Ciampi visse da “uomo ai margini della società”, alcolizzato e senza una lira, ma è in questo periodo che conosce Luis Ferdinand Celin e, musicalmente, George Brassens.
Al ritorno in Italia incontra Reverberi, che gli propone di incidere dischi per la Blue Bell Records, ma il primo disco passa quasi inosservato. Intanto il suo disagio e tormento aumentano, si allontana dalla discografia, ma continua a scrivere storie al limite tra amori finiti e una disillusione continua, ritorna alla musica pubblicata negli anni Settanta grazie a Gino Paoli che gli fa avere un contratto con la RCA; l’acconto viene dilapidato tutto in alcol e non incide nulla fino alla pubblicazione dell’album che porta il suo nome: Piero Ciampi.

Anche qui un disco di insuccesso, eppure il disco conteneva pure gemme come Io e te Maria “Vado in giro nella notte facendo soliloqui, talvolta sotto un ponte scrivo una poesia. Maria Maria Maria Maria Maria”.
L’amore, da sempre invocato, il cantautore non riesce nella sua vita a trasferirlo nel reale. Si potrebbero dire tante cose sul conto di Piero Ciampi, ma vorrei che da queste piccole parole uscisse fuori l’unicità di questo artista, che ha sempre scritto con l’anima e con il cuore, senza pensare alla commercialità. Dalla morte in poi, avvenuta nel 1980, Ciampi fu decretato come uno dei cantautori più importanti della musica d’autore italiana. E poco importa se gli album pubblicati furono soltanto 5… quel che importa all’ascolto è la forza dei testi di Ciampi. Testi che parlano di un amore vero, vissuto, tradito e disincantato. Un artista che… sì, è andato “oltre il Giardino”. Un artista che ragionava con il cuore… Una sua canzone, dal titolo Tu con la testa, io con il cuore, spiega in maniera chiara l’essenza del pensiero di Piero Ciampi… Adius Piero… vola in alto con il tuo Aquilone…
“Questo nostro amore è una cosa… Una delle tante della vita. Noi stiamo rovinando tutto con le parole queste maledette parole…”

Chi è Piero Ciampi?

Nacque al numero 12 di via Pelletier nel quartiere Pontino di Livorno. Un quartiere popolare abitato da sempre da piccoli mercanti e portuali. Commerciante di pelli era anche il padre di Piero, che nacque dal secondo matrimonio.
Durante la guerra, a seguito dei furiosi bombardamenti che fecero migliaia di vittime tra i livornesi, la famiglia Ciampi sfollò nelle campagne pisane per tornare a Livorno solo diversi anni dopo la fine del conflitto quando la zona fu definitivamente bonificata.
Terminate le scuole superiori si iscrisse alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa ma la abbandonò dopo aver sostenuto circa metà degli esami.
Tornato a Livorno formò, con i fratelli Roberto e Paolo, un trio in cui lui era il cantante. Per vivere però lavorava in una ditta di oli lubrificanti del porto fino a quando non partì militare. Il periodo del CAR lo svolse a Pesaro dove passava le serate in libera uscita suonando nei locali della zona insieme a tre commilitoni tra cui Gianfranco Reverberi. Già durante questo periodo si ricordano le sue grandi bevute, il suo carattere che lo porta a cercare la rissa. Ma era anche un uomo e un poeta affascinante che poteva suscitare solo sentimenti estremi: odio o amore. E di lui si innamora anche la figlia del comandante a cui Ciampi scrive lettere ogni giorno: secondo Reverberi, “neanche Cyrano de Bergerac avrebbe saputo fare di meglio»

Discografia pubblicata-33 giri 
1963
Piero Litaliano (C G D)
1971
Piero Ciampi (Amico)
1973
Io e te abbiamo perso la bussola (Amico)
1975
Andare camminare lavorare e altri discorsi (RCA It.)
1976
Piero Ciampi Dentro e fuori (album doppio,1976; RCA It. )

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