uditore di voci

Le voci dentro

Rosanna vive la sua terza età da donna piena di vita e di interessi, così tenera com’è sempre disposta a difendere la causa dei più deboli e non solo a parole. Spesso invita a pranzo persone che altrimenti salterebbero il pranzo e dona a loro il conforto dell’ascolto e la possibilità di una doccia rigenerante.
Ha un forte senso della giustizia.
In redazione è un punto di riferimento etico e politico. Rosanna in questa intervista ci racconta con serenità e dolcezza la sua esperienza di “uditore di voci”.
L’intervista a Rosanna si sposa con un personaggio famoso noto col nome di Ron Coleman, il quale, anche lui, è un esperto uditore di “voci”.

La sua è una storia simile a quella raccontata nel film “A beautiful mind”: in seguito a un’infanzia triste e dura, nel 1982 viene diagnostcato schizofrenico poiché sentiva sei diverse voci. Fu costretto a sottoporsi a diversi elettrochoc, a prendere psicofarmaci per sentirsi meglio (cosa che non accadde mai, le voci aumentarono a sette), ad entrare e uscire da ospedali psichiatrici, trovando solo poche persone capaci di aiutarlo.
La svolta avvenne con la partecipazione a un gruppo riservato a uditori di voci in seguito al quale cominciò gradualmente a dialogare con esse, rendendole prima innocue e poi amiche, confortanti, fino a farle scomparire quasi del tutto nel 1991.
È il concetto di malattia a dover cambiare: “Serve essere consapevoli che la malattia non è solo biologia alterata dentro noi; siamo persone, corpo e mente che interagiscono alimentati dalle emozioni. La biologia ha un suo ruolo dentro l’uomo che si dà unsenso all’interno del suo contesto personale, familiare e sociale (da internet).
Bentall, psicologo inglese, descrive le persone che odono le voci come individui molto intelligenti, sensibili e creativi, che cercano di lottare per dare un senso al mondo.

Rosanna, quando hai iniziato a sentire le voci?
Un giorno non diverso dall’altro è stato diversissimo… Mi è scoppiato il teatro dentro: ero scesa a prendere il pane e rientrando in casa dal soffitto è arrivata una voce che mi ha sorpreso. La voce era Stefano Barzaghi, un nanetto che mi arrivava ai fianchi: spesso uscivamo insieme, poi lui arrivato al portone si defilava.

Un’altra voce è Stefano, ha un anno meno di me; da sempre mi inseguiva e poi un giorno ha deciso di farsi sentire… Come Annamaria, una mia coetanea che porta bene i suoi anni ma si comporta male: è provocatoria e mi giudica perché sono molto casalinga.
La voce più carismatica è Marco Marconi, un intellettuale con vena artistica che persino canta ed ha una carica istituzionale importante: uno di chiesa che segue la Messa in tv ed è il preferito dai preti… Pensa che portava le lenticchie nelle scuole per togliere la carne ai bimbi perché la carne rende aggressivi…

Qual è la sensazione che ti danno queste voci?
Mi danno, anzi mi davano angoscia quando arrivavano di notte con tematiche pesanti. L’unico era Marco: mi sosteneva in perfetta empatia…

Da quando le voci non ti angosciano più?
Da maggio mi lasciano stare…

È stato difficile conviverci?
Per me è stato importante il dialogo e accettarle…

Che consiglio ti senti di dare a chi come te ha questo vissuto?
Questo teatrino lo vivo come una cosa utile alla società… I medici lo chiamano delirio percettivo…
Forse è il mio inconscio o l’elaborazione delle ferite che mi hanno segnato, oppure un disegno di Dio.

Perché lo chiami “teatrino”?
Perché è cominciato come un teatro, una rappresentazione.

Hai mai letto Pirandello: “Sei personaggi in cerca d’autore”?
In effetti se lo chiamo teatro è perché ognuna delle mie voci aveva un suo personaggio…

Può essere la forte solitudine ad amplificare queste voci?
Sì, perché da quando non ho più visto la mia migliore amica, che incontravo tutti i giorni, sono rimasta sola e nel giro di un inverno le voci arrivarono a frotte.

Tu vivi sola in casa: cosa ti fa compagnia?
Io ho la lettura e la radio che ascolto sempre.

È diverso sentire la radio dall’ascoltare le tue voci?
Le mie sono molto più vive e vere. Hanno un timbro più forte anche di te che mi intervisti.

Con rispetto per questo tuo disagio, Rosanna, come hai potuto essere così brava da farne una cosa normale?
Io ce l’ho fatta, ma per esempio una mia vicina di casa è scappata in camicia da notte ed è finita sotto una macchina…

Capisci Rosanna che è difficile raccontare tutto questo come una cosa normale…
Ma gli altri ti capiscono?
Io l’ho alleggerita, ma ti assicuro che le voci mi hanno dato paure e angosce e portato a diatribe con i vicini…

Ma non ne hai mai parlato profondamente con qualcuno?
L’hai sempre tenuto nascosto?
Non ho mai potuto parlarne con nessuno. Neppure con la psichiatra: era un periodo che prendevo la mia cura e basta… Alla psichiatra dicevo che ero stufa di sentirle e lei mi dava le medicine e mi ha diagnosticato la schizofrenia. Ho provato a registrarle ma arrivavo in studio e non mi rimaneva inciso nulla.

Chi conosce il tuo segreto?
Oltre a te, pochi hanno avuto finora la voglia di ascoltarmi e di aiutarmi…

Hai mai letto di qualcuno che soffre del tuo disturbo?
No, ho un libro sulle voci, ma non mi interessa leggerlo. Sono interessata ad altro: alla fede alla politica…

Scusa Rosanna, se qualcuno ti dicesse che quello che senti non è normale, cosa risponderesti?
Lo so che non è normale, ma d’altronde, anche dal libro fondamentale della nostra civiltà (la Bibbia) ne esce che è la solita lotta tra il bene e il male.

E tu ovviamente sei dalla parte del bene?
(Finalmente Rosanna ci concede un dolcissimo sorriso)
Del bene, del bene…

Anche San Paolo ha sentito una voce, vero?
Già, questo forse è un disegno di Dio. Spero tanto che da questa esperienza se ne esca ognuno di noi “migliore”…

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