L’eros nella concezione dei tempi (tra passato e presente)

marco 0_35 bn
Marco Catania@foto Gin Angri

L’amore non è pace. Afrodite ama i coraggiosi, così Adone era valente cacciatore e Marte brutale guerriero. L’amore greco è un qualcosa di controverso, non è mai pacifico, è sempre una conquista: è un obiettivo. Amore è figlio di Ares e Venere; amore è bellezza e forza, maestà e vigore.

Anche i latini vedevano in Cupido un essere spregiudicato e temibile. L’Eros è dionisiaco e apollineo, il primo è pienezza e smarrimento, il secondo mancanza e gelosia; Dioniso è l’amore spregiudicato; Apollo l’amore nel suo splendore. Nella commedia latina Plauto e Terenzio fanno del sesso e del desiderio amoroso il motore delle loro commedie, mentre i tragici greci lo rendono qualcosa di angusto e morboso, che può portare fino alla morte, come per Aiace (amore di gloria), Antigone (amore fraterno) e Andromaca (amore leale). Se infatti per questi l’amore è come un fuoco che divora, per i primi è complicità che giunge ai limiti del grottesco, che considera la beffa come elemento portante dell’eros stesso.

Nel medioevo la concezione dell’amore e dell’eros sono sia la soavità sia lo sberleffo: l’uno rende tristi e struggenti, l’altro libertini e licenziosi. È infatti eros licenza e timore, nelle prose di Giovanni Boccaccio e poi di Matteo Maria Bandello. L’amore è scherzo, scherzare, ma non soltanto: il Boiardo e l’Ariosto canteranno un amore puro che non si contenta, che affronta sempre nuovi mostri ed è sempre inseguito e mai raggiunto, pur non trascurando la beffa. E questa in amore è la vera forza, l’ironia. Benché l’amore sia l’ideale più desiderato, è sottoposto a regole ben precise. Esso è gioco: colpire e incassare, come il lottatore deve saper resistere agli attacchi, così l’amante non deve abbandonarsi ai dinieghi, poiché “amor ch’a nulla amato amar perdona”. È quindi l’amore una conquista, e più è difficile più saporito sarà il suo frutto. Mai mollare in amore, e se bisognasse pur farlo, mantenere la speranza. Nella modernità più recente l’amore diviene più un travestimento, perde in parte il suo connotato di sublime e viene confinato nei palazzi tra le belle vesti di lino e seta. Vi è infatti un amore nobile e un amore popolare: uno è fatto di maniera, l’altro di salacia e a volte di volgarità. Spesso in amore vi è bisogno di coraggio: proprio per questo l’amante insegue l’amata e viceversa. Chi ama non ama facile: l’amore è un bene che non si regala, o almeno non sempre.

L’arma più forte della donna in amore è la lusinga: la donna conosce la sua forza e la sfrutta mostrandosi altera, mentre l’uomo deve avere padronanza e disprezzo di essa, così la donna abbandonerà la sua fierezza e riconoscerà il valore del compagno. Nei tempi moderni l’amore è diventato una scoperta, uno svelamento che rivela non dicendo, che dice non rivelando. Noi giovani troviamo nella bellezza un limite: le donne temono la bellezza perché essa è la loro forza e non ne vorrebbero una maggiore.

L’uomo bello è solo, come il narciso e l’anemone, è un fiore che colgono in poche anche se molte possono apprezzarlo.

La donna bella è invece voluta da tutti ma si concede solitamente a pochi.

È quindi la bellezza una forza che fugge l’amore avendolo già in sé, essendone già sazio.

Il fine dell’amore è la pace: il vero amore rende sereni, dà sicurezza e tranquillità, mentre l’amore tormentato è sempre in fuga e torna da chi rifugge per poi scappare di nuovo.

Per questo il vero amore è casto e puro, che pure non trascura il sublime che è Eros perfetto e viene col desiderio pure carnale che rimane necessario alla vita e alla procreazione.


Marco Catania

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *