recensione le stagioni del San Martino

Esistono tanti modi per fotografare un manicomio.

Dio solo sa quante migliaia di immagini sono state riprese all’ ex ospedale psichiatrico di Colorno piuttosto che a quello di Mombello: basta fare un giro su flickr, e nemmeno tanto lungo. Tanto – salvo eccezioni – sono tutte uguali.

Ma tralasciamo il mondo amatoriale, troppo spesso interessato al truce fine a sé stesso, e passiamo a cose più serie.
Credo che tutti abbiano in mente le fotografie di Morire di classe, uno dei lavori più intensi di Gianni Berengo Gardin, da cui ho tratto la fotografia di apertura. In caso contrario si vada a cercare qualche foto sul web (il libro ora ha un costo… da collezionista!) e a leggere quale è stato il suo apporto all’iter di chiusura dei manicomi.

Oltre a questo capolavoro, capace di unire la denuncia e la pietà per condizioni di vita disumane ad un alto livello artistico, altri nobili reportage sono stati compiuti negli anni. E anche altri punti di vista hanno trovato sbocco editoriale. Ricordo di aver sfogliato per esempio Nonostante la vostra cortese ospitalità, che raccoglie il lavoro di tre autori a trent’anni dalla Basaglia: una fotografia dai tratti più vicini alla contemporaneità.

Ma veniamo al libro che vi propongo oggi: Le stagioni del San Martino.
E’ un volume fotografico di pochi anni fa che documenta il passato remoto di un manicomio attraverso una ricognizione degli archivi, e il suo passato recente, fino alla chiusura e alla frammentazione nelle comunità.

I testi sono di vari autori, fra cui il poeta Mauro Fogliaresi, sempre sensibile a questi temi e tutt’ora fautore di iniziative a favore dei disagiati mentali , tese anche allo sviluppo delle loro capacità artistiche.

Le immagini sono di Gin Angri, un fotografo con i fiocchi, che non ho avuto occasione di conoscere personalmente. La biografia lascia intravedere con pudore un personaggio autentico, alternativo, pronto a impegnarsi continuativamente in Africa piuttosto che fra i malati psichici, dove pulsano urgenze di vita.
Ha raccolto con pazienza ed affetto gli ambienti, le situazioni, i volti di un ecosistema dai più ignorato, ma ricco di un’umanità commovente. Tutte le foto sono state prese con il consenso delle persone ritratte, e sono immagini tenerissime, sguardi nei quali brilla per un attimo il segreto della vita.
Ci si sente piccoli a sfogliare queste pagine, e come appaiono lontane tutte le disquisizioni su cos’è la fotografia, cos’è il fotografico, cosa è in, cosa è out… questa fotografia scende nel profondo e rimane, non perde una briciola di valore col passare del tempo, anzi.

Veramente toccanti ma anche molto interessanti le riprese degli archivi: ritratti dei ricoverati, schede di classificazione, lettere ai parenti, pratiche crudeli e umanità.
E non vi dico di quale ospedale psichiatrico stiamo parlando, la città non importa: la fotografia di un sorriso triste scavalca tutto, la storia e i luoghi.

Giuseppe Pagano

Un pensiero su “recensione le stagioni del San Martino”

  1. Grazie per il contributo su di un problema che mi è sempre stato a cuore. Mio zio ci ha passato lì più di metà della sua vita Arrivederci
    Francesco

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