ex voto nel duomo di como

Solo un miracolo potrà salvare la città

Solo un miracolo potrà sal-vare la città? Siamo entrati nella culla santa dei prodigi miracolosi cittadini: la Chiesa del Santo Crocifisso. E leggendo tra le righe e le immagini degli ex voto chissà che i nostri amministratori non trovino nuova ispirazione (sarebbe un miracolo?) per credere che un progetto culturale non è un evento in sé ma programmazione lungimirante… perché la bellezza non sia solo “apparire o mostrarsi” ma: spina, profumo, radice, dolore, memoria e… leggerezza.

Per non creare nuovi imbarazzanti “muri” ma per avere sguardo europeo alto, lungimirante e oltre…
L’articolo della nostra esperta d’arte, Lara, indaga nella memoria della città degli ex voto del Santo Crocifisso, tra storia e leggenda, tragedie e miracoli…

Sperando che sia di buon auspicio per la nostra trascurata città per un futuro meno “improvvisato” e più roseo.
Anche a Como succedevano i miracoli.

Forse in pochi sapranno che in un corridoio laterale del Crocifisso è custodito un pezzo della storia di Como e un’importante testimonianza d’arte popolar-religiosa. In effetti, quella di ammirare i 377 ex voto dipinti su tavolette è purtroppo un’occasione che capita quasi solamente a coloro che durante la Settimana Santa sono soliti per tradizione o devozione baciare il Crocifisso; ma gli ex voto sono opere che per il loro fascino meriterebbero più di un’occhiata distratta.

la redazione di oltre il giardino alla scoperta degli ex voto del duomo di como

PGR alimentari, anatomici, tessili, fotografici, dipinti…
L’espressione latina “ex voto” potrebbe essere tradotta in “a seguito di un voto” e racchiude tutti quei doni offerti dai fedeli realizzati “P (per) G (grazia) R (ricevuta)”, a seguito di un fatto miracoloso. Quella di offrire doni alle divinità protettrici è un’usanza antichissima e, fin dagli albori della civiltà, popoli come i fenici, gli egizi, e poi i greci e i romani, erano soliti a questa pratica. Nella tradizione cristiana gli ex voto si possono ritrovare prima sotto forma di ceri e candele di varia grandezza (talora delle dimensioni dell’offerente), poi sotto forma di pani o altri cibi del peso del graziato, più tardi ancora sotto forma di rappresentazioni anatomiche delle parti del corpo graziato.

Oltre questa prima tipologia di ex voto anatomico, nei secoli si sono aggiunti ricami, abiti da sposa e di battesimo, oggetti in oro e ultimamente fotografie.

Tra i vari ex voto, forse, la tipologia più suggestiva e interessante, sia dal punto di vista artistico sia culturale, è rappresentata dalle piccole tavolette dipinte, realizzate in genere su tela o latta e che raccontano, con efficace drammaticità, disavventure. In particolare, l’usanza di donare piccoli quadri è comune dal XV secolo, ma già dal I sec a.C. ne abbiamo memoria, e Cicerone, nel De natura deorum, parla esplicitamente di tavolette votive.

“Tu incredulo dell’intervento degli Dei nelle vicende umane, non scorgi da tante tavolette dipinte (ex tot tabulis pictis), come molti, sopravvissuti alla violenza della tempesta mediante voti, sono giunti salvi in porto?”

Nella Chiesa del Crocifisso, oltre ai più frequenti cuori in argento o latta e ricami a punto croce, è possibile ammirare una tra le più belle e ampie collezioni di ex voto dipinte del nord Italia: lungo le pareti della “galleria dei miracoli” (come viene chiamata quest’uscita laterale che affianca la chiesa) si snodano come in una quadreria settecentesca i 377 quadretti offerti nei secoli dai fedeli comaschi.

ex voto nel duomo di como

Il Crocifisso protagonista nella galleria dei miracoli

Nonostante passino diversi secoli dal primo ex voto del 1603 all’ultimo del 1968, la tipologia rimane invariata. L’iconografia di questi quadretti era molto semplice e ripetuta quasi senza varianti: al centro veniva rappresentato il momento che precedeva il miracolo, nella parte superiore era situato il santo, o la divinità invocata in una visione celeste, e nella parte inferiore poteva trovarsi il nome del miracolato, spesso con indicazioni di una data e un luogo o una picco-la descrizione del fatto.

Come tutti gli ex voto, anche i dipinti di Como ritraggono in maniera teatrale l’evento infausto; ma protagonista di ognuno di questi quadretti è la rappresentazione del Crocifisso nella sommità della tela, quel Crocifisso donato al santuario comasco nel 1401 e che nell’annuale processione del 1529 spezzò miracolosamente le catene che ne impedivano il passaggio. In collezione si possono trovare dai dipinti più grossolani a quelli più pregiati, eseguiti da qualche importante pittore locale: dipinti semplici, quasi infantili, realizzati con colori tenui e irreali che danno a questi quadretti un’impronta naif. Le rappresentazioni sintetizzano in un fotogramma, spesso di elementare semplicità ed efficacia, il pericolo scampato e l’immediato sollievo ottenuto per intercessione del santo invocato. Tutto potrebbe quasi far ricordare i caratteri principali di un fumetto: la scena principale eseguita in modo accattivante ma semplice con i colori tenui delle più belle storie di Topolino, il santo invocato ingenuamente posto nella parte alta del dipinto in una visione celeste e incorniciato di luce e nuvole, e infine la descrizione, la didascalia nella parte inferiore.

ex voto nel duomo di como
Tavoletta di ex voto per il salvataggio da un incendio

Dalle malattie agli incidenti

Nella maggior parte dei casi l’evento infausto era una malattia inguaribile che obbliga-va il malato a letto e per questo motivo molte di queste rappresentazioni erano ambientate in casa, dove medici e membri della famiglia si prendevano cura del malato. In questi quadretti si pone enfasi sugli aspetti drammatici della malattia, includendo in essa sintomi esagerati che evocano simpatia per la persona sofferente e che evidenziano l’importanza dell’elemento divino nel recupero dalla sofferenza. Ma è commovente notare come il malato viva la sua malattia: mentre accanto al moribondo la gente si dispera, è nervosa o frettolosa, egli appare calmo e sereno, come se la sua fede e devozione lo rendessero capace di trascendere il suo dolore.

Nell’altra tipologia di ex voto è invece rappresentata la grazia ricevuta in conseguenza a eventi sfortunati, come incidenti agricoli, naufragi, cadute, eventi bellici, fulmini, incidenti sul lavoro e quant’altro. Troviamo quindi un certo Carlo Rossi scampato a una tempesta in mare, un Johannis Bianchi miracolato da una caduta a cavallo e come lui tanti altri, un Giouachino Casartelli, rimasto illeso dopo una caduta dal terzo piano dove stava lavorando come muratore, e ancora una Claudina Calcagni che nel 1865 era sopravvissuta alle ferite di un’arma da fuoco, e tanti altri ancora.

ex voto nel duomo di como

La scoperta della Como di una volta

Questi ex voto, oltre a testimoniare la profonda religiosità e la fede popolare, offrono l’opportunità di soffermarsi su aspetti come gli usi e costumi della Como che fu. Un ex voto del 1858 ci mostra un angolo bellissimo di Como, probabilmente l’attuale via Diaz; un quadretto del 1734, rappresentante un miracolo avvenuto al passaggio annuale del Crocifisso, ci mostra la via Milano fino a intravedere la chiesa di San Rocco; altri ancora raffigurano angoli di Como oggi scomparsi, come i portici del centro e un campanile delle suore di clausura non bene identificato.

Grazie a un certo Onorato Venni, rimasto illeso in seguito a un incidente di carrozza, ci è possibile ammirare l’attuale piazza Camerlata, compresa della Ca’ Merlata, e il Baradello, e per la stessa grazia ricevuta per merito del bambino Reodante Lanfranconi, la piazza, oggi scomparsa, del “trii cecch” che sorgeva all’incrocio delle tre vie “Francesco”, ovvero Bellemi, Borromini e Muralto.

ex voto nel duomo di como

È affascinante scoprire attraverso questi quadretti la Como antica, e fa sorridere ritrovare nella parte inferiore i nomi dei miracolati e rintracciare i nomi di comaschi d’oggi come Perlasca, Luppi, Gilardoni, Fasana… chissà, magari nostri antenati.

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