UN ANGELO MI APRI’ LA PORTA : intervista a Luca Bonaffini

Luca Bonaffini è un cantautore “particolare” ed è un artista eclettico (oltre a essere cantautore è anche un regista teatrale). Il suo rapporto con la musica attraversa anche il disagio.

Ho avuto il piacere d’incontrarlo in uno spettacolo. Da qui e nata in me l’idea di intervistare Luca Bonaffini, persona squisita e profondo conoscitore della musica d’autore italiana. Oserei definire il suo genere un “country padano con testi positivi”, in cui la speranza di una vita migliore e di uno stare bene esce alla distanza.
Basta citare una parte di Chiama piano e si intuisce la cura che Bonaffini dà alla persona (Chiama piano, sai che non sarò lontano… tu chiama piano ed arriverò io in un attimo quell’attimo è anche mio).

Forse non tutti sanno che Bonaffini in un passato recente è stato anche educatore presso una comunità di recupero psicoterapeutico…

Il tono dell’intervista è molto amichevole.

Luca, il tuo è un percorso artistico articolato, dall’incontro con Bertoli e Flavio Oreglio passa anche attraverso lo sguardo verso chi vive un disagio… secondo te l ‘arte può ridare speranza, può indicare una via per stare bene?

L’arte ha un compito ben diverso da quello della sua spettacolarizzazione, come il laboratorio è il centro delle idee, mentre la vetrina può rappresentarne la pericolosa esposizione, la “messa in mostra”.
Bertoli aveva una diversa abilità che ha saputo alchemicamente trasformare in successo; Oreglio è un grande uomo di spettacolo. Se l’arte significa creatività, allora sì. La creatività è l’unico vero strumento di difesa dal disagio, qualunque esso sia, purche’ non sia una fuga, un modo per rinunciare alla consapevolezza del proprio essere diversi dagli altri, la fantasia aiuta a creare la propria vita. Quindi anche l’arte, la musica e le discipline possibili.

Che cosa ha significato per te collaborare con Bertoli?

Ero molto giovane e, come accade a chi viene “svezzato”, scoprii il paese delle meraviglie. I miei ascolti adolescenziali erano volti prevalentemente al cantautorato italiano e io, appena ventenne, frequentante la facoltà di pedagogia con indirizzo psicologico, andavo alla ricerca di un produttore o di una casa di- scografica che potesse far diventare professione la mia passione per la musica. Il sogno di tanti, insomma.
Angelo mi aprì la porta, come era solito fare con tanti, negli stessi anni in cui la aprì a Ligabue. Giravamo per casa sua come se fossimo dei figli. Il Liga, con il suo grande carisma e un’identità già formata, io più timido e romantico, colmo di melodie e di profondità creativa. Dal 1983 al 2002 abbiamo scritto, viaggiato, cantato, sofferto e combattuto insieme. Collaborare è un verbo giusto ma incompleto: convivere e condividere. Questo è stato il percorso fatto da me e dal mio mentore artistico e professionale Pierangelo Bertoli.

L’esperienza come educatore in che modo ha influito sul tuo scrivere canzoni?

Ha influito sulla mia quotidianità. Sulla modalità relazionale e sulla capacità di affrontare i problemi con meno isteria di quanto un artista o presunto tale si carichi lungo la propria non facile strada. Sui contenuti e sul mio “scrivere” in generale, non solo canzoni, non ha influito o almeno non credo.

Ti sei lanciato in una nuova esperienza, il Teatro delle Arti; che cosa ti ha spinto?

Da almeno vent’anni mi occupo di questi “laboratori itineranti”, offrendo la mia capacità di esserci e di coordinare i progetti artistici e i loro protagonisti: quello che mancava era un posto fisso. C’è stato, non
so se oltre giugno ci sarà ancora, ma nel giro di sei mesi abbiamo costruito idee e spettacoli che per il futuro ci serviranno moltissimo. Bellissima esperienza. Educativa!

Ti definisci un cantautore nell’ombra. Come vedi i rapporti con i mass media? Come vedi la musica e il rapporto con la discografia…?

Gli altri ci definiscono “cantautori all’ombra del sole dei media…”, io non definisco più. Penso che negli anni ’70 il disco o supporto fonografico avesse preso un significato diverso da quello per cui era nato. I concept, il teatro canzone, il cantautorato gli ha attribuito un valore culturale e artistico assimilandolo al libro, all’opera teatrale e al film. Oggi la musica è soprattutto live. Ma l’importante è “documentarla”.
ll dvd, il cd, l’ebook o altro devono servire a questo. La discografia è per sua definizione un elenco, come la biografia: un database cronologico di fatti, eventi, opere e definizioni, ma senza emozioni. E il compito dell’artista è dare emozioni, lasciando ai biografi il compito di stendere biografie, discografie, filmografie ecc. No?

Luca finisce la sua intervista lanciando una domanda alla quale rispondo volentieri: “Sì, l’artista deve dare emozioni”… poi…

 

 

Testo di Cristiano Stella

CHI È LUCA BONAFFINI:

 

Compositore di musiche e autore di testi per canzoni, Luca Bonaffini si è affermato intorno alla fine degli anni ’80 come collaboratore fisso di Pierangelo Bertoli, firmando per lui molti brani in album di successo, all’interno dei quali compare anche come vocalist, armonicista e chitarrista acustico.

Altre sue canzoni sono state interpretate anche da Patrizia Bulgari, Flavio Oreglio, Sergio Sgrilli, Fabio Concato, Nek e Claudio Lolli.

Ha pubblicato, come cantautore, diversi album dal 1988 al 2007; ha vinto il premio Rino Gaetano (1988) Targa critica giornalistica e il Premio Quipo (1999) al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (miglior progetto multime- diale); ha partecipato al Festival del Teatro Canzone, Premio Giorgio Gaber (2005) e all’album Quelle piccole cose del Premio Tenco (2008); è stato nel 2000, insieme all’attore e scrit-

tore Flavio Oreglio, ideatore del Festival della canzone umoristica Musicomedians e curatore di rassegne dedicate alla musica d’autore e al teatro canzone.

Nel 2010 diventa direttore artistico del Premio Isabella d’Este, rassegna di arte, cultura e spettacolo, ispirata alla Signora del Rinascimento mantovano, che si svolge a Cavriana, e del Teatro delle Arti di Mantova.

Discografia pubblicata

1988 Astrologia (Carrere/CGD)

1993 Blez (Sugar Music/RTI Music)

1996 Minora (Giungla Records/BMG Ricordi)

1997 Prima di oggi era già domani (Giungla Records/ RTI Music)

1998 Scialle di pavone (Archimedia)

1999 Il ponte dei maniscalchi (Archimedia)

2002 Treni (album) (D’autore/Azzurra Music)

2004 La canzone va a teatro (Nota music)

2007 Nessuno è scomparso (Teorema Records/Delta Dischi)

2012 La scogliera (Pull Music)

2014 Sette Volte Bertoli ( Delta Dischi)

 

la copertina dell'ultimo disco
la copertina dell’ultimo disco

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