Un viaggio dove nessuno è straniero

È salito un ragazzo autistico sul treno come andasse al luna park, eccitato, con la rivista dei locomotori sottobraccio, e dal vagone saltando da un finestrino all’altro, leccando i vetri come gelato alla menta…

E una voglia di vivere più “normale” della mia.

Di tutti i viaggi, quello di “Oltre il giardino” è il più affascinante: “unico”, umano e coinvolgente. Quanti redattori-passeggeri sono saliti su quel treno di un’umanità straripante. Quante persone abbiamo incontrato, ascoltato, perso, consigliato e abbracciato. Quante si sono fermate da noi in questa redazione-famiglia trovando un rifugio caldo alle loro fredde ansie e inquietudini. Un viaggio è un viaggio anche se non si è turisti alla moda o esperti viaggiatori. Un viaggio diverso? Il viaggio è dal San Martino – quantomeno la stazione di partenza – e l’arrivo è in città. Anche se in città spesso difetta l’accoglienza, ma ad alcuni dei nostri non manca “la pazienza”, dato che “pazienti” lo sono da una vita e vivere un disagio, è la mappa/ mappamondo del loro viaggio. C’è chi ha perso il treno, chi ha attraversato i binari in corsa e chi non li ha mai attraversati, chi del suo ritardo sconta ancora il disagio, chi ha anticipato il disturbo per troppa frenesia, ma il viaggio, nella diversità dei tempi e delle attese, è condiviso. Solidale. Oltre il giardino. Ma cosa vorranno dire vent’anni da volontario dentro a quel “Colle “? Vent’anni in luoghi di traslochi avventati. Vent’anni di domande puntuali, di lunghe attese e di risposte rinviate. Vent’anni e “Basaglia” era ancora solo nelle parole. Vent’anni e “Basaglia” era in ritardo, poi, finalmente,

l’anno duemila diventa un cancello aperto. Il “vecchio manicomio” chiude e il colle dimenticato torna a sorridere: nel vento pettina i prati, scrollandosi dolori e privazioni, si apre occasionalmente ai cittadini e riappare il sole anche nei lunghi tetri corridoi. Basaglia annuisce e il prossimo 2018 sarà l’anniversario dei quarant’anni di quella rivoluzionaria legge. Una legge che abbattendo i muri mentali, poco prima che si erigessero i “normali” muri a lungolago, è arrivata, sonnecchiando, anche nella nostra città. Sono questi i viaggi che lasciano il segno, sposano storia, umanità e memoria. Como non è solo nelle pallide cartoline turistiche, nei resort dai nomi altisonanti, nei club spocchiosi specchiandosi nel lago ma… il San Martino! In quel colle un tempo del disonore: scrivevano lettere da un secolo mai spedite, inutilmente aspettate e mai arrivate, carezze messe a tacere in un archivio e poi, nel parco, fragili scritti, poesie stupende affisse in un bosco di betulle detto “delle parole dimenticate”. Vi scrivevano matti, presunti, che dopo quarant’anni vissuti in un manicomio vennero rimandati a casa, repentinamente, da un giorno con l’altro.

Che viaggio il loro! “Angelo voleva andare a Lourdes ma c’era troppa gente e poi aveva paura dei miracoli”. “Vittorio sognava l’Australia per toccare l’ultima terra, viaggiando così sino alla fine del mondo”. “Agostino avrebbe preso più semplicemente il pullman per Merate a mezzanotte come Cenerentola, ma aveva l’abbonamento scaduto”. Così sognavano e speravano gli ultimi ospiti del San Martino ma il loro viaggio si è concluso mestamente in un ospizio per anziani. Noi siamo in quella memoria: il viaggio.

E ancora con loro viaggiamo.

MAURO FOGLIARESI

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