Una vita preziosa: il tempo della “Musa”

L’ultima intervista a Carla Porta Musa poco prima dell’addio.

“Non sono la bellezza, la forza e la mente che amo in una persona, bensì l’intelligenza del legame che ella ha saputo stringere con la vita.”
Bobin

Carla Porta Musa ha saputo stringere con il tempo e la vita un legame particolare vestendo di eleganza anche i moti più profondi dell’anima. Un valzer senza sosta, durato 110 anni, che ha danzato in un giro di pista confidenziale anche con noi quel giorno in un’intervista “in punta di addio”. Sì perché Carla Porta Musa ci ha lasciato poco tempo dopo essersi raccontata con noi su temi fondanti quali il vivere e il morire: un morire sereno per quanto ci sia permesso intuire. Un ultimo giro di valzer nel cogliere il senso più vivo del tempo a cavallo di un secolo che per Carla non è mai finito.
Si è scritto molto di Carla Porta Musa e noi non possiamo né aggiungere né togliere molto, a quanto di innumerevole già raccontato. L’unicità di questo incontro è aver colto in quel giorno un ritratto di famiglia intimo femminile particolare. Carla accennava le risposte accompagnate con tanto amore dalla figlia Livia. La sensazione forte è di aver colto un ritratto intimo familiare di due donne che alle nostre domande, in un’unica risposta, tracciavano la scia di una cometa donna a tutto tondo, in grazia e consapevolezza.
Carla seduta sulla poltrona con il suo aspetto signorile, sguardo intenso un po’ stanco, e la figlia Livia, accarezzandole il capo, ne scioglieva con la matassa delle parole riportate, le risposte sciolte in un’età senza età.
Ma quale intervista? Accompagniamo alle esclusive fotografie di Gin Angri il sorriso compiaciuto di alcune istantanee raccolte al momento.

Lei ha avuto nella sua vita amicizie importanti …come le ha vissute?
Le amicizie che ho avuto son state importanti perché mi hanno lasciato qualcosa, un seme che poi, con il tempo, ha germogliato.

Cosa fare per esser giovani dentro?
Amare…

Lei è una persona che ha molta fede?
Sì, sono molto religiosa

Ogni quanto le capita di pregare?
Io prego sempre per gli altri… è la miglior preghiera che io possa fare.

Quindi lei ha sempre un pensiero verso gli altri?
Sì, sempre?

Carla, cosa lascia a sua figlia?
Lei è una donna intelligente che sa di valere… Ho dato sicuramente qualcosa, anche mio marito le ha dato molto!

Da quando è in questa casa in via Pessina?
Io mi sono sposata nel ‘36 proprio il momento in cui sono arrivata in questa casa, prima abitavo in via Borgovico 74, una villa, “casa Enrico Musa”… io sono ancora con quella casa nella mia idea e nei miei ricordi.

Cosa si porta di questi anni passati… quale baule di ricordi?
Tanti ricordi, e ci son momenti in cui penso… ho ancora fantasia… anche se non posso più scrivere… ho in mente ancora un libro che vorrei poter scrivere e che potrebbe chiamarsi “Il violino”…

E lo scrivere l’ha aiutata?
Certo che mi ha aiutata…

(30 libri pubblicati… l’ultimo, nel 2010, Le tre zitelle. Ma il libro più originale e vivo Carla Porta Musa l’ha scritto giorno dopo giorno nelle consuetudini giornaliere, in una vita mai annoiata, facendo di una comune abitudine alla quotidianità un avventuroso romanzo d’altri tempi.)

Lasciamo Carla Porta Musa stringendole affettuosamente la mano: “Ma lei ha le mani da pianista”. L’occhio nobile rimane vigile nonostante l’età… Grazie Carla, da un poeta squattrinato.

Affascinante ed energica la figlia Livia è tutto quello che di nobile può apparire: donna semplice autentica e gentile. Le rubiamo poche parole annodate all’intervista fatta alla madre.

Riflessa negli occhi di tua madre che idea ti sei fatta della nostra città?
Io sono come un figliol prodigo che ritorna alla casa madre, ho girato molto e attualmente vivo a Monza… però io voglio dare a questa città, che è la mia, da quando nel 2008 mi sono occupata del Carducci, e ritornando a Como, rivivendola, son ritornata con gli occhi offuscati… sì, vedo certe situazioni che si potrebbero evitare… però questo senso di degrado io non lo colgo… o meglio non lo voglio cogliere… Sì, ogni volta che guardo Como e il suo lago, il panorama… mi coglie un senso di bellezza.

Ma la società testimoniata dal racconto di tua mamma è cambiata?
Sì, ma anche a Parigi la situazione è cambiata… in tutto il mondo è cambiata… viviamo all’interno di una società che è strutturalmente cambiata. Io devo esser contenta di aver avuto dei valori alti, grazie ai miei genitori che mi hanno fatto crescere libera.

110 anni scanditi anche da un tempo familiare: cosa senti ora tu come figlia verso tua madre?
Senso di responsabilità, affetto ed esserci ogni giorno… darle tutto quello che le serve.

E a tua volta essere figlia di una madre così “importante”?
Lo vivo come una cosa normale… non mi sento più di altri… dai miei genitori ho sempre avuto massima libertà ma anche massima responsabilità… quindi ogni strada tracciata era dettata dalla responsabilità, non ho mai chiesto nulla, anche se sono sempre stata in una posizione di privilegio… però si lavorava duramente…

Così conclude Livia accennando un abbraccio tenero alla madre. E nell’abbraccio colmo di amore a misurare un tempo infinito, ci congediamo da Carla Porta Musa e dai suoi scritti senza età.
In fondo, come dice Bobin, “Scrivere è amare di rimando”.

Mauro Fogliaresi

 

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Ritratto di Carla Porta Musa, foto@Gin Angri

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